Shock anafilattico: cosa cambia nel 2026
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Shock anafilattico: cosa cambia nel 2026
Le novità dal congresso EAACI 2026 di Istanbul sull'anafilassi: nuovi criteri diagnostici, tempi di osservazione, e perché in Italia l'adrenalina non sempre arriva in tempo.
Abstract
Recent EAACI 2026 Istanbul sessions on anaphylaxis highlighted persistent gaps between scientific consensus and clinical practice. A 2025 GA²LEN consensus tool now bridges NIAID/FAAN and WAO diagnostic criteria, yet tryptase remains an unreliable biomarker in pediatric food-triggered anaphylaxis. Perioperative anaphylaxis mortality remains around 4% even in controlled settings, driven primarily by insufficient fluid resuscitation rather than delayed epinephrine. A multinational EAACI survey across 23 countries found that only 65% permit all physicians to prescribe epinephrine auto-injectors, and only 35% authorize paramedics to administer it. Italy mirrors several of these structural gaps in prescription pathways and pre-hospital protocols, underscoring that the next frontier in anaphylaxis care is systemic, not scientific.
Dal congresso EAACI 2026 di Istanbul arrivano nuovi strumenti diagnostici e dati clinici importanti, ma il vero nodo da sciogliere resta lo stesso ovunque nel mondo: far arrivare in tempo, a chi ne ha bisogno, una scienza che già sa cosa fare.
Tuo figlio ha avuto una reazione allergica forte, gli hai dato l'adrenalina, e ora aspetti il 118. Chi arriva, cosa può fare, e con che farmaco? La risposta dipende da dove vivi, da chi risponde alla chiamata, e da regole che in Italia non sono uguali ovunque. Non è un problema di conoscenza medica: il mondo scientifico sa benissimo cosa fare contro l'anafilassi. Il problema è che questa conoscenza non arriva sempre, e non arriva sempre allo stesso modo, a chi ne ha bisogno nel momento critico. Una sessione internazionale di allergologi, tenuta quest'anno a Istanbul nell'ambito del congresso EAACI, ha messo in fila esattamente questi punti di frizione. Te li traduco.
Una nota prima di partire: in questo articolo troverai più volte un'indicazione di quanto sia solida una certa informazione. Non tutte le scoperte scientifiche hanno lo stesso peso: alcune sono confermate da grandi gruppi internazionali di esperti, altre arrivano da osservazioni più limitate e aspettano ancora conferme. Te lo segnalo ogni volta in modo semplice, senza tecnicismi.
Cosa significa davvero "diagnosticare" l'anafilassi
Per anni, medici diversi nel mondo hanno usato criteri diversi per stabilire se una reazione allergica fosse anafilassi o no. Negli Stati Uniti si usava un set di criteri pubblicato nel 2006, in altri paesi un altro pubblicato nel 2020 dalla World Allergy Organization. Risultato: lo stesso paziente, valutato da due medici con manuali diversi, potrebbe ricevere risposte diverse.
Nel 2025 un gruppo internazionale di esperti (46 specialisti, decine di società scientifiche) ha messo insieme i due approcci in un unico strumento di consenso, pensato anche per essere usato in tempo reale su smartphone dal personale di pronto soccorso. Tradotto in soldoni: un criterio diagnostico che cambia da paese a paese non è un dettaglio accademico, è la differenza tra ricevere l'adrenalina in tempo o no. Questo è uno dei dati più solidi dell'articolo: il risultato di un ampio gruppo di esperti che ha lavorato insieme per anni su questo tema specifico.

Perché un esame del sangue normale non esclude l'anafilassi
Molti pensano che un esame della triptasi (l'enzima che si libera dai mastociti durante una reazione allergica grave) possa confermare o escludere l'anafilassi. Non è così semplice. Nei bambini con anafilassi alimentare, anche nei casi più gravi, la triptasi spesso resta nei valori normali. Questo è documentato fin da uno studio storico del 1992 e confermato dai dati più recenti: la triptasi funziona bene per le reazioni da puntura d'insetto, molto meno per quelle da cibo. Su questo punto la comunità scientifica è abbastanza d'accordo, ma il problema resta aperto: non esiste ancora un esame del sangue affidabile per confermare l'anafilassi alimentare nei bambini.

La zona grigia: quando i sintomi tornano e nessuno sa perché
C'è un gruppo di persone che vive episodi ricorrenti simili all'anafilassi, va al pronto soccorso, riceve adrenalina, e poi nessun test trova una causa. Una parte di questi casi rientra in una sindrome chiamata Mast Cell Activation Syndrome (MCAS), che ha tre criteri precisi: sintomi episodici su più organi, prova di laboratorio del coinvolgimento dei mastociti durante l'episodio, e risposta a un trattamento mirato. Se manca anche uno di questi tre criteri, si parla invece di anafilassi idiopatica, ovvero senza causa identificata dopo un percorso diagnostico completo.
Una parte di questi casi, sospettati come idiopatici, in realtà nasconde una forma specifica: l'anafilassi indotta da esercizio fisico dipendente da un alimento, che si scatena solo se la persona mangia un certo cibo e poi fa sforzo fisico, beve alcol o prende un antinfiammatorio nelle ore successive. In uno studio condotto tra Monaco e Istanbul, solo un quarto dei pazienti con sospetta anafilassi idiopatica restava davvero senza causa identificata dopo un'indagine approfondita.
Un dato che aiuta a leggere meglio la situazione: 4-6% delle persone di origine europea ha una variante genetica che alza naturalmente il livello di base della triptasi, senza alcuna malattia. Conoscerla evita diagnosi sbagliate.
Su questo fronte la ricerca è ancora agli inizi: gli specialisti stanno lavorando a un percorso diagnostico condiviso, ma non esiste ancora una procedura standard riconosciuta da tutti.
In sala operatoria: il problema non è la velocità, è il volume
Una rete francese che raccoglie dati sulle reazioni allergiche in anestesia da 40 anni ha analizzato i casi mortali avvenuti in Francia. Il dato sorprendente: i medici davano l'adrenalina in meno di tre minuti, quindi la rapidità non era il problema. Il problema era che, quando la pressione non si stabilizzava, continuavano a ripetere l'adrenalina senza infondere abbastanza liquidi. Un'ecografia cardiaca durante questi episodi mostrava il cuore vuoto, segno di un volume di sangue circolante insufficiente. Le nuove raccomandazioni francesi insistono quindi su un'espansione di liquidi molto più aggressiva, guidata da ecografia, in parallelo (non al posto) dell'adrenalina.
Una precisazione su questo dato: esso deriva dall'analisi dei casi reali raccolti da questa rete in 40 anni, non da uno studio costruito apposta confrontando due gruppi di pazienti. È un'osservazione preziosa perché arriva da numeri molto ampi, ma andrà confermata con altri metodi di ricerca.
L'Italia nel quadro internazionale
Una rete internazionale di società di Allergologia ha raccolto dati da 23 paesi nel mondo e ha trovato che solo il 65% di questi paesi consente a tutti i medici di prescrivere l'autoiniettore di adrenalina, e solo il 35% autorizza i soccorritori non sanitari a somministrarla. L'Italia non fa eccezione a questa frattura: l'autoiniettore è classificato in fascia H, distribuito tramite farmacia ospedaliera o territoriale su prescrizione specialistica (in alcune Regioni anche del medico di famiglia), e nelle ambulanze del 118 la somministrazione di adrenalina in emergenza segue protocolli regionali eseguiti da personale infermieristico sui mezzi avanzati. I volontari soccorritori di base, pur fondamentali nella catena dei soccorsi, non somministrano farmaci in autonomia.

In pratica, anche in Italia, come in molti altri paesi, solo il personale sanitario può somministrare adrenalina sull'ambulanza. Questo significa che nelle zone dove l'ambulanza con personale sanitario qualificato arriva con più ritardo, può passare più tempo prima che il paziente riceva una seconda dose, se necessaria. Non è una critica a chi lavora sul territorio: è un limite del sistema che vale la pena conoscere, soprattutto se vivi in una zona dove i tempi di arrivo dei soccorsi sono più lunghi.
C'è un altro punto critico italiano da aggiungere a questo quadro, specifico per chi pesa più di 70 kg. Il dosaggio da 500 mcg dell'autoiniettore di adrenalina, indicato proprio per questa fascia di peso, non è al momento disponibile sul mercato italiano. Non esistono al momento altri autoiniettori in commercio in Italia con questo dosaggio.
Questo non significa restare senza soluzioni: per chi rientra in questa situazione, lo specialista allergologo valuta caso per caso come procedere, e l'adrenalina in fiale per via intramuscolare resta un'opzione di ripiego sotto supervisione medica. Se pesi più di 70 kg e hai un piano terapeutico con adrenalina autoiniettabile, parlane con il tuo allergologo per verificare la soluzione più adatta alla tua situazione attuale.
FAQ
La triptasi normale esclude l'anafilassi?
No. Soprattutto nei bambini con anafilassi alimentare, la triptasi può restare normale anche in reazioni gravi.MCAS e anafilassi idiopatica sono la stessa cosa?
Si sovrappongono spesso, ma non sono identiche. La MCAS richiede tre criteri precisi, incluso un dosaggio di laboratorio durante l'episodio. L'anafilassi idiopatica è una diagnosi di esclusione che non richiede necessariamente quella prova di laboratorio.Dopo quanto tempo si può tornare a casa dopo un'anafilassi trattata in pronto soccorso?
Dipende dalla gravità iniziale. I dati più recenti suggeriscono che molti pazienti senza coinvolgimento respiratorio o cardiovascolare possono essere dimessi in sicurezza dopo circa due ore, mentre chi ha avuto un calo di pressione richiede un'osservazione più lunga. Questa decisione resta sempre clinica e individuale.In Italia chi può prescrivere l'autoiniettore di adrenalina?
Generalmente lo specialista allergologo predispone la prescrizione; in alcune Regioni anche il medico di medicina generale può farlo, ma l'erogazione passa dalla farmacia ospedaliera o territoriale.Cosa succede se peso più di 70 kg e ho bisogno di adrenalina autoiniettabile?
Il dosaggio da 500 mcg, indicato per questa fascia di peso, non è al momento disponibile in Italia. Il tuo allergologo valuterà con te la soluzione più adatta, che può includere l'uso di adrenalina in fiale come alternativa temporanea.
Cosa fare
Se ti hanno prescritto un autoiniettore di adrenalina, verifica che tu e chi ti sta vicino sappiate dove si trova e come si usa
Dopo qualsiasi somministrazione di adrenalina, chiama sempre il 118/112, anche se i sintomi migliorano subito
Se hai episodi ricorrenti senza causa chiara, chiedi al tuo allergologo un percorso diagnostico strutturato, non solo un dosaggio isolato di triptasi
Se sei a rischio di reazioni gravi, parla con il tuo allergologo della prescrizione di due autoiniettori, come raccomandato dalle linee guida europee
Se pesi più di 70 kg, parla con il tuo allergologo per verificare la disponibilità del dosaggio corretto del tuo autoiniettore
Disclaimer
Le informazioni contenute in questo articolo sono basate sulle relazioni presentate al congresso EAACI 2026 e sulla letteratura scientifica citata, integrate con l'esperienza clinica del Dr. Verna. Non sostituiscono il parere medico personalizzato. Per diagnosi e terapie, consultare il proprio specialista allergologo.
VernAllergy, se lo sai ti curi meglio.
Bibliografia
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Food Allergy Italia APS. Gestire le emergenze: l'adrenalina. foodallergyitalia.org
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