Anestesia locale dal dentista: quando servono davvero i test allergologici
Categorie: Anafilassi - Adrenalina, Allergie da farmaci
Anestesia locale dal dentista: quando servono davvero i test allergologici
Allergie agli anestetici locali: incidenza reale inferiore allo 0,01%. La maggior parte delle reazioni sono ansia o effetti dell'adrenalina. Allergie respiratorie o alimentari non aumentano il rischio. Test preventivi inutili su pazienti mai anestetizzati. Guida pratica per odontoiatri.
Caro Collega Odontoiatra,
questo articolo è nato dalla richiesta di un giovane collega odontoiatra per uno dei temi più delicati della pratica quotidiana: la gestione del rischio allergico durante l'anestesia locale. La paura di scatenare una reazione anafilattica è comprensibile, ma la buona notizia è che, conoscendo i dati reali e seguendo un approccio razionale, potrai lavorare con maggiore serenità e sicurezza. In particolare cercheremo di rispondere alle domane che mi sono state poste ed allego qui di seguito:
Salve Dottore, sono un odontoiatra neolaureato e ho alcuni dubbi circa la pratica clinica che affronto ogni giorno. In particolare le mie perplessità riguardano la somministrazione di anestetici locali; infatti, pur sapendo che le reazioni di ipersensibilità ai suddetti farmaci sono estremamente rare, non mi è ben chiaro a quali dettagli della anamnesi dei pazienti devo far attenzione, le faccio qualche esempio: Non è raro trovare pazienti che non si sono mai sottoposti precedentemente ad anestetici locali. Oppure pazienti che hanno allergia al solo polline o comunque allergie stagionali, e non so bene in tutta onestà in quali di questi casi far applicare il protocollo di medicazione antiallergica preventiva. Altro caso è anche quello di pz che sono allergici ad altri farmaci come antibiotici beta lattamici, o ancora pazienti con allergie alimentari. Sebbene la strada migliore sia quella di far eseguirei test allergologici ai pz, lei potrà ben comprendere che non in tutti i casi è fattibile anche per i tempi che, almeno da me in Campania, diventano impossibili da attendere. Le chiedo pertanto un po’ di delucidazioni riguardo a queste situazioni, le sarei enormemente grato in quanto la ritengo un professionista estremamente preparato ed un collega da cui trarre esempio. La ringrazio ancora buona serata!
L'Epidemiologia reale: numeri che cambiano la prospettiva
Partiamo dai dati concreti, perché è fondamentale distinguere tra percezione del rischio e rischio reale. Gli anestetici locali sono tra i farmaci più utilizzati in Medicina: si stima che nel mondo vengano somministrate oltre 500 milioni di dosi all'anno solo in ambito odontoiatrico. Le reazioni avverse si verificano con una frequenza variabile tra lo 0,1% e l'1% delle somministrazioni, ma qui arriva il dato cruciale che ogni odontoiatra deve conoscere: di tutte queste reazioni avverse, meno dell'1% è dovuto a un meccanismo allergico IgE-mediato vero e proprio.
Tradotto in numeri pratici, parliamo di un'incidenza di vera allergia agli anestetici locali amidici inferiore allo 0,01% delle somministrazioni. Questo significa che se utilizzi 100 fiale al mese nella tua pratica clinica, potresti incontrare una vera reazione allergica una volta ogni diversi anni di carriera, non una volta al mese come la paura potrebbe farti immaginare.
La stragrande maggioranza delle reazioni avverse che osserverai sono di natura diversa: reazioni psicogene (ansia, attacchi di panico, sincope vasovagale), reazioni tossiche da sovradosaggio o da iniezione intravascolare accidentale, e reazioni all'adrenalina contenuta nella formulazione anestetica. Quest'ultimo punto merita particolare attenzione perché è fonte frequente di confusione diagnostica.
La chimica degli anestetici: due famiglie, due destini
Per comprendere il rischio allergico, dobbiamo fare un passo indietro nella chimica farmaceutica. Gli anestetici locali si dividono in due grandi famiglie in base alla struttura molecolare: esteri e amidi. Gli esteri, derivati dell'acido para-aminobenzoico o PABA, includono procaina, tetracaina, benzocaina e cloroprocaina. Questa famiglia, ormai quasi completamente abbandonata in odontoiatria moderna, aveva un'incidenza di reazioni allergiche significativamente più elevata, dovuta proprio al metabolita PABA che è un potente allergene.
Gli amidi, che costituiscono il 99% degli anestetici utilizzati oggi in odontoiatria, hanno una struttura completamente diversa e un profilo di sicurezza allergologica eccezionale. Parliamo di lidocaina, mepivacaina, articaina, prilocaina e bupivacaina. Questi farmaci non vengono metabolizzati a PABA e la loro struttura molecolare raramente induce sensibilizzazione immunologica. Quando si verifica una vera allergia agli amidi, questa è solitamente specifica per una singola molecola e raramente determina reattività crociata con gli altri amidi.
L'adrenalina: il "Grande Confusore"
Molte delle reazioni che vengono attribuite all'anestetico locale sono in realtà causate dall'adrenalina (vasocostrittore) aggiunta alla formulazione. L'adrenalina prolunga l'effetto anestetico e riduce il sanguinamento, ma può causare una serie di sintomi che simulano una reazione allergica: tachicardia, palpitazioni, tremore, ansia, pallore, sudorazione e sensazione di "testa vuota". Questi sintomi compaiono rapidamente dopo l'iniezione, spesso entro pochi secondi o minuti, e possono essere drammatici per il paziente.
La differenza fondamentale è che le reazioni all'adrenalina sono farmacologiche, dose-dipendenti e completamente prevedibili, mentre le reazioni allergiche sono immunologiche, non dose-dipendenti e imprevedibili. Un paziente che ha avuto palpitazioni con un anestetico contenente adrenalina potrà tranquillamente ricevere lo stesso anestetico senza vasocostrittore, mentre un paziente veramente allergico reagirà anche a dosi minime dell'allergene.
L'anamnesi: la prima e più potente arma diagnostica
Prima di pensare ai test allergologici, devi affinare la tua capacità anamnestica, perché è qui che si gioca il 90% della partita diagnostica. Quando un paziente riferisce una precedente "reazione all'anestesia", devi indagare sistematicamente questi aspetti.
Innanzitutto, cosa è successo esattamente? Una reazione allergica vera presenta caratteristiche specifiche: eruzione cutanea diffusa (orticaria), gonfiore delle labbra o della lingua (angioedema), difficoltà respiratoria con broncospasmo, ipotensione o shock. Questi sintomi si manifestano tipicamente entro 30-60 minuti dall'esposizione e possono progredire rapidamente. Se invece il paziente descrive palpitazioni immediate, senso di svenimento, ansia intensa, tremore o "sensazione di morte imminente" senza manifestazioni cutanee o respiratorie, stai quasi certamente ascoltando una reazione all'adrenalina o una reazione psicogena.
Secondo elemento cruciale: quando è successo? I sintomi sono comparsi durante l'iniezione o immediatamente dopo (suggestivo di reazione all'adrenalina o vasovagale), oppure dopo 10-30 minuti (compatibile con allergia)? Il timing è diagnostico.
Terzo punto: quale anestetico è stato utilizzato e a quale concentrazione di vasocostrittore? Questa informazione è spesso impossibile da ottenere con precisione, ma vale la pena chiedere se il paziente ha documentazione o ricorda il colore della cartuccia. Una reazione con un anestetico ad alta concentrazione di adrenalina (1:80.000 o 1:100.000) è molto più probabilmente farmacologica che allergica.
Quarto aspetto: il paziente è stato trattato e come? Una vera reazione allergica richiede trattamento medico urgente con adrenalina intramuscolare, steroidi e antistaminici. Una reazione vasovagale o psicogena si risolve spontaneamente con la posizione supina e rassicurazione. Il tipo di intervento ricevuto ci dice molto sulla natura della reazione.
Le altre allergie: quando sono rilevanti e quando no
Qui entriamo nel cuore della tua domanda. Un paziente con allergia ai pollini, agli acari della polvere o con rinite allergica stagionale non ha alcun rischio aumentato di allergia agli anestetici locali. Queste sono patologie mediate da IgE specifiche per allergeni proteici vegetali o animali, che non hanno alcuna relazione strutturale o immunologica con molecole sintetiche come gli anestetici locali. Puoi quindi procedere con l'anestesia senza alcuna precauzione particolare e senza profilassi antiallergica.
Lo stesso vale per le allergie alimentari. Un paziente allergico alle arachidi, al latte, alle uova o ai crostacei non ha un rischio maggiore di reagire alla lidocaina o all'articaina. L'unica eccezione teorica riguarderebbe un paziente con allergia al lattice, dato che alcuni flaconi di anestetici potrebbero avere tappi in gomma contenente lattice naturale, ma questo problema è ormai largamente superato con i materiali moderni.
Le allergie farmacologiche richiedono un discorso più articolato. Un paziente allergico agli antibiotici beta-lattamici (penicilline, cefalosporine) non ha alcuna reattività crociata con gli anestetici locali amidici. Sono famiglie chimiche completamente diverse con meccanismi immunologici distinti. Anche qui, nessuna precauzione speciale è necessaria.
Esiste però una categoria di pazienti che richiede attenzione: quelli con storia di allergie multiple a farmaci diversi, particolarmente se includono reazioni a farmaci strutturalmente non correlati. Questi pazienti potrebbero avere una predisposizione generale all'ipersensibilità farmacologica e meritano un approccio più cauto, anche se non necessariamente test preventivi.
I pazienti mai anestetizzati: la tentazione del "Test Preventivo"
Questo è un punto fondamentale che spesso genera confusione. Un paziente che non è mai stato sottoposto ad anestesia locale non dovrebbe essere testato preventivamente, per un motivo immunologico semplice ma cruciale: i test allergologici valutano la presenza di una sensibilizzazione già avvenuta, non predicono la possibilità di una futura sensibilizzazione.
In altre parole, il test allergologico risponde alla domanda "sei già allergico?" ma non può rispondere alla domanda "diventerai allergico?". Testare preventivamente un paziente naive significa quasi sempre ottenere un risultato negativo che fornisce una falsa sicurezza, perché la sensibilizzazione potrebbe teoricamente avvenire proprio durante la prima esposizione (anche se è estremamente raro con gli amidi moderni).
I test sono invece indicati quando esiste una storia di reazione sospetta precedente, per verificare se si tratti di vera allergia e, in caso positivo, identificare quali anestetici possono essere utilizzati in sicurezza e quali devono essere evitati.
Come si svolgono i test allergologici
Quando i test sono indicati, il protocollo standard prevede diverse fasi progressive che aumentano gradualmente il livello di esposizione all'allergene sospetto, sempre in ambiente protetto con disponibilità di farmaci e attrezzature per la gestione dell'emergenza.
Si inizia con i prick test cutanei, dove una goccia di anestetico diluito viene posta sulla cute dell'avambraccio e la pelle viene leggermente punta con una lancetta. Si valuta la reazione dopo 15-20 minuti: la comparsa di un pomfo pruriginoso di diametro superiore a 3 mm rispetto al controllo negativo suggerisce sensibilizzazione IgE-mediata. I prick test hanno alta specificità ma sensibilità limitata per gli anestetici locali, quindi un risultato negativo non esclude completamente l'allergia.
Se i prick test sono negativi, si procede con test intradermici, dove piccole quantità di anestetico diluito (tipicamente 0,02-0,03 ml) vengono iniettate nel derma, creando un piccolo pomfo. Si utilizzano diverse diluizioni crescenti dello stesso anestetico, partendo da diluizioni molto basse (1:1000 o 1:100) fino alla concentrazione commerciale. Si valuta la reazione locale dopo 15-20 minuti: un pomfo con eritema superiore a determinati cut-off dimensionali indica positività.
Se entrambi i test cutanei sono negativi, si passa al test di provocazione o challenge test, che è il gold standard diagnostico. Questo test prevede la somministrazione sottocutanea dell'anestetico in dosi progressive crescenti, simulando l'uso clinico reale. Si parte tipicamente da 0,1 ml di anestetico non diluito, si osserva il paziente per 30 minuti, e se non compare alcuna reazione si procede con 0,5 ml, poi eventualmente 1 ml. Durante tutto il test il paziente viene monitorato per parametri vitali e sintomi.
È fondamentale che i test vengano eseguiti con gli anestetici senza conservanti quando possibile, perché alcuni conservanti come i parabeni o i solfiti possono essi stessi causare reazioni. Inoltre, si testano sia l'anestetico sospetto di aver causato la reazione, sia almeno 2-3 anestetici alternativi della stessa famiglia (amidi), per identificare opzioni sicure per future procedure.
L'algoritmo decisionale per l'odontoiatra
Ora traduciamo tutto questo in un percorso pratico che puoi applicare nel tuo studio. Di fronte a un paziente che necessita di anestesia locale, segui questo schema decisionale.
Scenario 1: Paziente senza storia di reazioni agli anestetici locali
Questo è il caso più frequente. Procedi normalmente con l'anestetico di tua scelta (lidocaina, articaina o mepivacaina sono tutte ottime opzioni). La presenza di allergie respiratorie, alimentari o ad altri farmaci non correlati non modifica l'approccio. Non serve profilassi antiallergica. L'unica accortezza: in pazienti particolarmente ansiosi o con storia di sincopi, considera l'uso di anestetici senza adrenalina per evitare reazioni psicogene amplificate dagli effetti cardiovascolari del vasocostrittore.
Scenario 2: Paziente con storia vaga di "reazione all'anestesia" senza documentazione
Questo è un caso frequente e insidioso. Il paziente riferisce di aver avuto "qualcosa" anni fa dal dentista ma non ricorda i dettagli. Qui l'anamnesi diventa cruciale. Conduci un'intervista dettagliata cercando di ricostruire: sintomi precisi, timing, necessità di trattamento medico, quale procedura era in corso. Se emerge che probabilmente si è trattato di una reazione vaso-vagale (svenimento durante o subito dopo l'iniezione), di ansia (palpitazioni, sensazione di panico) o di reazione all'adrenalina (tachicardia immediata senza altri sintomi), puoi procedere in studio con adeguate precauzioni: ambiente tranquillo, paziente supino, anestetico senza vasocostrittore, iniezione lenta, monitoraggio stretto. In questi casi la profilassi antiallergica non serve perché non si tratta di allergia.
Se invece emergessero elementi compatibili con vera allergia (orticaria, angioedema, dispnea, collasso), o se l'anamnesi rimane dubbia e il paziente è molto ansioso, è più prudente inviare il paziente a consulto allergologico per test prima di procedere. Non è codardia professionale, è medicina evidence-based.
Scenario 3: Paziente con storia documentata di reazione allergica agli anestetici locali
Questo paziente ha già diagnosi di allergia certificata da test allergologici. Qui la strada è obbligata: utilizza l'anestetico che è risultato negativo ai test. Tipicamente il referto allergologico indicherà "positività alla lidocaina, negatività alla mepivacaina e articaina" o combinazioni simili. Usa l'anestetico consigliato dall'allergologo e procedi normalmente. La profilassi antiallergica non serve se usi l'anestetico risultato negativo ai test.
Scenario 4: Paziente che richiede test preventivi senza storia di reazioni
Questo scenario è sempre più frequente nell'era di internet e dell'ansia sanitaria amplificata. Il paziente legge online di allergie agli anestetici e vuole "essere sicuro" prima di fare qualsiasi procedura. Qui il tuo compito è educativo: spiega che i test preventivi non hanno senso immunologico, espongono il paziente a rischi (seppur minimi) dei test stessi, hanno un costo economico e temporale, e non forniscono garanzie aggiuntive. Rassicura il paziente con i dati epidemiologici reali e offri un approccio graduale in studio se proprio è molto ansioso: prima seduta con test di tolleranza (piccola quantità di anestetico in mucosa non critica, osservazione per 30 minuti), poi procedura completa.
La profilassi antiallergica: quando ha senso e quando è Inutile
La premedicazione antiallergica (tipicamente antistaminici e corticosteroidi nelle ore precedenti) è un argomento controverso in Allergologia. La evidenza scientifica a supporto è debole e il suo uso indiscriminato può creare una falsa sicurezza. La profilassi potrebbe teoricamente attenuare una reazione allergica lieve-moderata, ma non previene e non protegge dall'anafilassi grave, che rimane un'emergenza medica indipendentemente da qualsiasi premedicazione.
Quando può avere senso? In situazioni molto specifiche: paziente con storia di reazione sospetta ma impossibilità di eseguire test allergologici prima di una procedura urgente, oppure paziente con test dubbi o borderline. Ma anche in questi casi, il vero presidio di sicurezza non è la profilassi, è la disponibilità di adrenalina autoiniettabile, ossigeno, e capacità di gestione dell'emergenza allergica.
Nei pazienti con semplici allergie respiratorie o alimentari, la profilassi è completamente inutile e ingiustificata. Non solo non serve, ma potrebbe mascherare sintomi importanti e ritardare il riconoscimento di una vera emergenza.
La grande differenza: anestesia locale vs anestesia generale
È importante che tu chiarisca sempre ai pazienti che anestesia locale e anestesia generale sono universi completamente diversi, sia per farmaci utilizzati che per rischi allergici. L'anestesia generale coinvolge induttori (propofol, tiopentale), anestetici inalatori (sevoflurano, desflurano), oppioidi (fentanil, remifentanil), miorilassanti (rocuronio, succinilcolina), e una serie di farmaci accessori. Ciascuna di queste categorie ha un profilo allergico specifico e completamente diverso dagli anestetici locali.
Un paziente che ha avuto una reazione allergica durante un'anestesia generale potrebbe essere allergico a uno qualsiasi di questi farmaci, ma questo non implica alcun rischio con gli anestetici locali odontoiatrici. Viceversa, un paziente allergico alla lidocaina può tranquillamente essere sottoposto ad anestesia generale perché i farmaci coinvolti sono totalmente diversi.
Se hai un paziente con storia di reazione in anestesia generale, non assumere che sia allergico agli anestetici locali. Chiedi sempre se è stata fatta una diagnosi allergologica precisa post-evento e a quale farmaco specifico è risultato allergico. Se non c'è diagnosi certa, consiglia di fare chiarezza con un allergologo prima di procedure chirurgiche future, ma per la tua anestesia locale odontoiatrica puoi procedere normalmente.
Per approfondire questo argomento, sul nostro blog VernAllergy è disponibile un articolo dedicato all'allergia all'anestesia generale: https://blog.vernallergy.com/blogs/allergia-allanestesia-generale-tutto-quello-che-devi-sapere
Gestione dell'emergenza: cosa devi avere e sapere
Nonostante l'estrema rarità delle vere reazioni allergiche agli anestetici locali, ogni studio odontoiatrico deve essere preparato per gestire un'emergenza allergica. Questo non è allarmismo, è responsabilità professionale.
Il tuo kit di emergenza deve contenere: adrenalina autoiniettabile (due dosi da 0,3 mg per adulti; per i pazienti di peso superiore ai 70 Kg sono raccomandate due dosi da 0,5 mg che al momento della redazione di questo articolo non sono disponibili per problemi di produzione), antistaminico iniettabile, corticosteroide iniettabile, ossigeno con maschera, e un dispositivo per ventilazione assistita. L'adrenalina è il farmaco salvavita nell'anafilassi e deve essere somministrata tempestivamente, idealmente entro i primi minuti dall'inizio dei sintomi. La via di somministrazione corretta è intramuscolare nella faccia anterolaterale della coscia, non sottocutanea e non endovenosa (a meno di condizioni di shock profondo gestibili solo in ambiente ospedaliero).
Altrettanto importante è saper riconoscere i sintomi di anafilassi: la classica triade comprende coinvolgimento cutaneo (orticaria diffusa, eritema, prurito, angioedema), respiratorio (dispnea, broncospasmo, senso di costrizione toracica), e cardiovascolare (ipotensione, tachicardia, shock). Non aspettare che tutti i sintomi siano presenti per agire: anche solo due di questi elementi giustificano l'uso di adrenalina.
Ricorda che le reazioni anafilattiche possono avere un andamento bifasico: il 20% dei pazienti presenta una seconda fase di sintomi 4-12 ore dopo la prima reazione, anche senza ulteriore esposizione all'allergene. Per questo, anche se la reazione si è risolta brillantemente nel tuo studio, il paziente deve comunque essere trasportato in pronto soccorso per osservazione prolungata.
I tempi della sanità pubblica: una realtà da considerare
Comprendo perfettamente la tua frustrazione riguardo ai tempi di attesa per i test allergologici nella sanità pubblica campana, problema che purtroppo affligge molte regioni italiane. Tuttavia, devo essere onesto: nella stragrande maggioranza dei casi, questi test non sono necessari prima di procedere con l'anestesia locale.
I test sono indicati solo quando esiste una storia concreta di reazione precedente che suggerisce allergia. In tutti gli altri casi, l'approccio corretto è procedere direttamente con l'anestesia, magari con le accortezze che ho descritto per i pazienti ansiosi o con storie vaghe. Aspettare mesi per test non necessari significa privare il paziente di cure odontoiatriche necessarie per un rischio teorico che ha probabilità infinitesimali di materializzarsi.
Se proprio la situazione clinica richiede certezza allergologica e i tempi pubblici sono proibitivi, valuta di indirizzare il paziente verso centri allergologici privati o intramoenia, dove i tempi sono generalmente di poche settimane. Ma ribadisco: nella mia esperienza ventennale come allergologo, la maggior parte delle richieste di test pre-anestesia che ricevo sono ingiustificate e derivano da un'ansia che va gestita con informazione corretta, non con esami inutili.
Conclusioni pratiche
Riassumendo in punti pratici quanto abbiamo discusso, il messaggio che voglio lasciarti è questo: le vere allergie agli anestetici locali amidici sono estremamente rare, la maggior parte delle reazioni sono di altra natura e gestibili con semplici accorgimenti, e l'anamnesi accurata è molto più importante di qualsiasi test preventivo.
Le allergie respiratorie, alimentari e alla maggior parte degli altri farmaci non aumentano il rischio di allergia agli anestetici locali. I pazienti mai anestetizzati non dovrebbero essere testati preventivamente. La profilassi antiallergica è raramente indicata e non sostituisce mai la preparazione alla gestione dell'emergenza.
Quando hai dubbi, una chiamata o un referto allergologico possono chiarirti le idee, ma nella maggioranza dei casi puoi procedere con serenità basandoti su una buona anamnesi e sul rispetto delle buone pratiche cliniche. La tua preparazione, la tua capacità di ascolto del paziente e la tua prontezza nel gestire eventuali emergenze sono le vere garanzie di sicurezza, non la moltiplicazione di test e profilassi spesso inutili.
Ora che lo sai, ti curi meglio... e senza paure.
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Nota per i pazienti: Questo articolo contiene informazioni tecniche rivolte principalmente ai professionisti sanitari. Se sei un paziente con dubbi o preoccupazioni riguardo l'anestesia locale, parlane sempre con il tuo dentista o con un allergologo. Non utilizzare queste informazioni per autodiagnosi o decisioni terapeutiche senza consulenza professionale.

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