Alla scoperta della Sindrome Allergica Polline-Alimento (PFAS) e della Sindrome Orale Allergica (SOA)
Categorie: Allergia alimentare
Alla scoperta della Sindrome Allergica Polline-Alimento (PFAS) e della Sindrome Orale Allergica (SOA)
La Sindrome Allergica Polline-Alimento (PFAS) provoca reazioni a frutta e verdura in chi è già allergico ai pollini. VernAllergy spiega cause e sintomi nella prima puntata del podcast. Ascoltala ora!
Siamo entusiasti di annunciare la prima puntata del nostro podcast VernAllergy, ora disponibile su Spotify, YouTube e TikTok. Questa prima tappa del nostro viaggio attraverso il mondo delle allergie è dedicata alla Sindrome Allergica Polline-Alimento (PFAS), un tema che interessa moltissimi pazienti allergici.
Ma che cos'è esattamente la PFAS?
Immaginate di soffrire della classica allergia ai pollini: starnuti, prurito agli occhi e naso chiuso. Poi, un giorno, dopo aver mangiato una mela, sentite un prurito strano alla bocca o un lieve gonfiore alle labbra. Potrebbe sembrare una coincidenza, ma se succede anche con una pesca, una nocciola o una carota, potremmo essere di fronte a una Sindrome Orale Allergica, conosciuta oggi come PFAS.
La PFAS: quando pollini e alimenti si incontrano
La PFAS è una forma di allergia alimentare che si manifesta in persone già sensibilizzate ai pollini, come quelli di betulla, graminacee o ambrosia. La reazione si verifica a causa dei panallergeni, proteine simili presenti sia nei pollini che in alcuni alimenti vegetali. Il nostro sistema immunitario, già in allerta per combattere i pollini, scambia queste proteine nei cibi per lo stesso nemico, scatenando una reazione allergica.
Sintomi e manifestazioni cliniche
I sintomi della PFAS sono spesso localizzati e comprendono:
Prurito, bruciore o gonfiore alla bocca e alla gola subito dopo aver consumato il cibo incriminato.
Tuttavia, in alcuni casi, i sintomi possono essere più ampi, includendo:
Disturbi gastrointestinali,
Sintomi respiratori come rinite o asma,
Manifestazioni cutanee, fino a eruzioni o, raramente, anafilassi.
Un aspetto interessante della PFAS è la variabilità delle reazioni, che dipendono dai diversi panallergeni coinvolti. Ad esempio:
Il Bet v 1, presente nel polline di betulla, è associato a reazioni con mele, pere e carote.
Le profilline sono coinvolte in reazioni con meloni e angurie.
Le proteine di trasferimento lipidico (LTP), più stabili al calore, sono spesso responsabili delle reazioni più gravi, soprattutto nei paesi mediterranei.

Diagnosi: un viaggio tra storia clinica e test avanzati
Diagnosticare la PFAS richiede una raccolta accurata della storia clinica del paziente. È fondamentale individuare:
Gli alimenti che scatenano i sintomi,
Le modalità di consumo (crudo o cotto),
Il periodo dell'anno in cui si verificano le reazioni.
Test cutanei e analisi molecolari aiutano a identificare i panallergeni responsabili, come il Bet v 1 o le LTP. Nei casi complessi, si può ricorrere al test di provocazione orale, eseguito in ambiente controllato.
Anticipazioni sulla prossima puntata
Questa prima puntata del podcast si concentra sulla comprensione della PFAS e sulle differenze con la Sindrome Orale Allergica. Nella prossima puntata, esploreremo le strategie di prevenzione e le opzioni di terapia, rispondendo a domande comuni come: “Come posso evitare reazioni?” e “Quali trattamenti sono disponibili per gestire questa condizione?”.
Dove ascoltarci
Non perdete l’opportunità di approfondire questo argomento ascoltando il nostro podcast su Spotify, YouTube e TikTok. E ricordate di seguirci sui nostri canali social per restare sempre aggiornati sulle novità e condividere le vostre esperienze con noi.
Vi aspettiamo per questo viaggio alla scoperta delle allergie, con un linguaggio semplice e chiaro, per aiutare tutti i pazienti e i loro familiari a comprendere meglio queste complesse condizioni.

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