Aumento delle diagnosi di allergie alimentari in Inghilterra: un nuovo studio svela dati preoccupanti
Categorie: Allergia alimentare, Anafilassi - Adrenalina
Aumento delle diagnosi di allergie alimentari in Inghilterra: un nuovo studio svela dati preoccupanti
Nell’episodio di Vernallergy scopri la crescita delle diagnosi di allergie alimentari in Inghilterra. Un terzo dei pazienti a rischio anafilassi non ha con sé l’autoiniettore. Urgono azioni per garantire la disponibilità dei dispositivi salvavita.
Un recente studio condotto dall'Imperial College di Londra e pubblicato su The Lancet Public Health ha rivelato un raddoppio delle diagnosi di allergie alimentari in Inghilterra nel corso di un decennio. Analizzando i dati di oltre 7 milioni di pazienti, i ricercatori hanno scoperto che i nuovi casi di allergie alimentari sono passati da 76 a 160 per 100.000 persone tra il 2008 e il 2018. La prevalenza complessiva è aumentata dallo 0,4% all'1,1%.
Questo aumento delle diagnosi è particolarmente significativo nei bambini: il 4% dei bambini sotto i cinque anni soffre di allergie alimentari, e la percentuale diminuisce con l'aumentare dell'età. Tuttavia, anche gli adulti sono colpiti, con lo 0,7% della popolazione adulta affetta da allergie alimentari nel 2018.
La sfida dell’anafilassi e la mancanza di EpiPen
Uno degli aspetti più allarmanti di questa ricerca è che un terzo delle persone a rischio di reazioni allergiche gravi, come l'anafilassi, non porta con sé un autoiniettore di adrenalina, comunemente noto come EpiPen. Questa mancanza di accesso a dispositivi salvavita, soprattutto nelle aree più svantaggiate, rappresenta un rischio enorme per chi soffre di allergie alimentari gravi.
Cause dell’aumento delle allergie
Sebbene lo studio non abbia indagato le cause dell’aumento dei casi, gli esperti suggeriscono una combinazione di fattori, tra cui una maggiore consapevolezza, cambiamenti nella dieta infantile, l’uso di prodotti per la pelle che compromettono la barriera cutanea e l’esposizione a fattori ambientali.
Tra le ipotesi discusse, troviamo anche il ruolo di diete moderne povere di nutrienti, la genetica, carenze di vitamina D e l’inquinamento. Ad esempio, la polvere o il contatto con oggetti contaminati da arachidi può innescare una risposta allergica nei bambini a cui queste sono state impedite per lungo tempo, un fenomeno aggravato dal ritardo nell'introduzione di certi alimenti nella dieta dei bambini.
Conclusioni e prospettive future
Nonostante la crescita delle diagnosi di allergie alimentari, sembra che il tasso di nuovi casi stia cominciando a stabilizzarsi, il che potrebbe essere legato a cambiamenti nelle linee guida per l'alimentazione infantile. Ora, infatti, si raccomanda di introdurre precocemente alimenti come uova e arachidi nelle diete dei bambini ad alto rischio.
Tuttavia, il dato più preoccupante rimane la scarsa diffusione degli autoiniettori di adrenalina, una mancanza che, secondo il dottor Paul Turner, principale autore dello studio, richiede un intervento urgente per migliorare il supporto e la formazione del personale sanitario. Anche Nadim Ednan-Laperouse, co-fondatore della Natasha Allergy Research Foundation, ha espresso grande preoccupazione per l'accesso limitato ai dispositivi salvavita, specialmente nelle aree economicamente svantaggiate.

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