La chimera dell’esenzione ticket per i pazienti allergici

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La chimera dell’esenzione ticket per i pazienti allergici
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La chimera dell’esenzione ticket per i pazienti allergici

Vernallergy: solo l’asma gode dell’esenzione dal ticket, lasciando fuori allergie gravi come quelle a farmaci, alimenti e veleno di imenotteri. Il podcast invoca un’estensione dei LEA per ridurre costi sanitari e tutelare la salute dei pazienti.

Tra i pazienti allergici, solo gli asmatici possono usufruire dell’esenzione al pagamento del ticket sanitario. La primavera dovrebbe rappresentare non solo una stagiona ma, un “movimento” di rivoluzione pacifica non tanto per far conoscere i pollini ma, i diritti degli allergici e degli specialisti nel settore. Potete ascoltare questi argomenti anche sul nostro Podcast VernAllergy

L'introduzione del ticket sanitario in Italia nel 1982 ha avuto l'obiettivo di ridurre il carico finanziario sul sistema sanitario nazionale nel tentativo di garantire una maggiore equità nella distribuzione delle risorse. Con il ticket, i cittadini italiani sono chiamati a contribuire in base alle proprie possibilità economiche, pagando una somma variabile per ogni prestazione sanitaria usufruita.

Alcune categorie di persone sono esentate dal pagamento del ticket e tra queste sono compresi i malati affetti da patologie gravi e invalidanti, le donne in gravidanza, i soggetti a determinate patologie croniche e malattie rare, gli invalidi, i disoccupati, i soggetti a determinate condizioni socio-reddituali, gli over 65 e gli under 6, coloro che hanno compiuto 60 anni di età ma a condizioni di percepire una pensione minima e avere familiari a carico, e altri casi particolari come la diagnosi precoce di alcuni tumori e l’accertamento dell’HIV.

Nell’ambito dei pazienti che soffrono delle patologie “croniche ed invalidanti”, godono dell’esenzione dal pagamento del ticket per le prestazioni sanitarie solo coloro citati nei Livelli Essenziali di Assistenza (LEA) definiti dal Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri del 12 gennaio 2017.

La brutta notizia per gli allergici è che gli unici pazienti esentati dal pagamento del ticket sanitario sono gli asmatici. Questo significa che gli allergici devono sostenere in prima persona i costi delle visite mediche, degli esami diagnostici e dei farmaci necessari per gestire le loro allergie.

L'esenzione ticket è concessa dall’Asl di appartenenza dietro certificazione medica rilasciata dalla stessa Asl, oppure da una struttura ospedaliera, un centro di ricerca, una casa di cura accreditata, ecc. L’esenzione dal ticket per chi soffre di asma (codice esenzione 007.493) dà diritto a tutte le visite di controllo successive a quella in cui è stata fatta la diagnosi dell’asma e ad altre prestazioni come:

  • emocromo;

  • indagini specifiche allergologiche (screening multiallergico quantitativo e qualitativo)

  • prelievo del sangue;

  • radiografia standard del torace;

  • test cutanei e intracutanei a lettura immediata;

  • ecocardiografia;

  • elettrocardiogramma;

  • spirometria globale;

  • test di broncodilatazione farmacologica;

  • ciclo di 10 sedute di esercizi respiratori.

Per quanto riguarda i farmaci, quelli per l’asma rientrano nella fascia A, quindi in quella dei medicinali gratuiti per tutti (a seconda delle Regioni si paga solo la ricetta), mentre quelli per la rinite allergica, che spesso si associa all’asma, rientrano nella fascia C (a pagamento per tutti) tranne gli antistaminici. Questi ultimi, infatti, possono essere prescritti in fascia A per i pazienti con patologie su base allergica di grado medio e grave per trattamenti superiori ai 60 giorni attraverso la cosiddetta nota 89.

A questo punto, considerata la situazione non proprio esaltante per le tasche dei pazienti affetti da malattie allergiche, viene da chiedersi se non sia il caso di augurarsi per costoro una sorta di nuova "Primavera Araba". Tale primavera, oltre ai pollini, dovrebbe portare in dote almeno l’inserimento delle patologie allergiche ad evoluzione anafilattica cioè quelle gravate da reazione allergica generalizzata, severa e potenzialmente fatale. Ci riferiamo alle reazioni allergiche da farmaci, alimenti e veleno di Imenotteri (vespe ed api).

Le reazioni avverse a farmaci interessano il 10-20% dei pazienti ospedalizzati e fino al 25% della popolazione generale. Malgrado le reazioni allergiche in senso stretto rappresentino solo una minoranza delle reazioni avverse a farmaci, il corretto inquadramento di tali forme consente l’individuazione dei casi a potenziale evoluzione fatale, l’individuazione di farmaci alternativi somministrabili in sicurezza e l’utilizzo di farmaci straordinariamente meno costosi ed efficaci in pazienti ritenuti erroneamente allergici sulla base della sola anamnesi.

L’allergia alimentare colpisce la fascia più giovane della popolazione. Interessa il 6% dei bambini al di sotto dei 5 anni di età ed il 3,5-4% della popolazione generale. Il corretto inquadramento allergologico consente la riduzione del rischio di riesposizione all’alimento (o agli alimenti) responsabile delle reazioni e la rapida messa in atto di protocolli di gestione delle reazioni avverse in caso di riesposizione accidentale in grado di abbattere drasticamente la mortalità. Ciò avviene mediante l’individuazione da parte dell’allergologo dei soggetti a rischio di anafilassi soprattutto tra i pazienti in età scolare, l’autorizzazione codificata all’utilizzo dell’adrenalina autoniettabile e la richiesta di pasti “speciali” privi di allergeni per gli stessi pazienti.

Le reazioni sistemiche da allergia a veleno di Imenotteri negli adulti in Italia hanno una prevalenza compresa tra lo 0.3 e il 7,5 % della popolazione generale e, spesso, si manifestano con sintomi gravi e potenzialmente fatali, soprattutto nelle persone anziane. Tali patologie, se correttamente diagnosticate, sono oggi curabili con un trattamento, l’immunoterapia specifica, che raggiunge fino al 97% di efficacia.

Credo che le considerazioni appena espresse debbano essere fatte proprie dai pazienti allergici e degli specialisti in Allergologia ed Immunologia Clinica per essere proposte in sede politico-amministrativa perché queste patologie entrino a pieno diritto nei Livelli Essenziali di Assistenza.

I vantaggi di tale inserimento sono facilmente intuibile e sono facilmente individuabili sia per i pazienti sia per i medici specialisti in Allergologia e Immunologia Clinica. Essi sono rappresentati dai seguenti vantaggi clinici e socio-economici.

I vantaggi clinici sono i seguenti:

- riduzione del rischio complessivo per la salute da eventi anafilattici

- riduzione degli errori nella gestione diagnostico/terapeutica

- miglioramento delle condizioni di vita del paziente allergico a rischio anafilassi con suo

inserimento in una rete di assistenza sanitaria coinvolgente le strutture territoriali (MMG,

PLS, care-givers), 118 con attribuzione di un codice identificativo.

I vantaggi socio-economici sono i seguenti:

- riduzione dei costi per indagini o ricorso a percorsi inappropriati

- utilizzo inappropriato di terapie o altre manovre alternative ad alto costo

- riduzione dei ricoveri in Rianimazione per eventi avversi gravi

- riduzione dei ricoveri preventivi inappropriati con perdita di giornate lavorative

- riduzione dei costi per accessi in PS

- garanzia di sbocchi di lavoro agli specialisti formati delle Scuole di Specializzazione in Allergologia e Immunologia Clinica che vedono progressivamente soppresse le strutture pubbliche del settore a causa della mancata considerazione delle patologie di loro pertinenza come "essenziali" per la salute pubblica.

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