Quando chiedere di non mangiare arachidi diventa una questione di vita o di morte
Categorie: Anafilassi - Adrenalina
Quando chiedere di non mangiare arachidi diventa una questione di vita o di morte
Dan Kelly, influencer allergico, chiede su un volo EasyJet da Pisa a Londra di evitare arachidi per motivi di salute. Nonostante l’assistenza dell’equipaggio, riceve critiche online, rivelando una diffusa mancanza di sensibilità verso le allergie.
Qualche giorno fa, un passeggero, Dan Kelly influencer allergico, su un volo EasyJet da Pisa a Londra ha chiesto una cosa semplice: che non si mangiassero arachidi a bordo, per motivi di salute. La sua richiesta, chiara e motivata, è stata accolta con professionalità dall’equipaggio, ma ha scatenato un’ondata di reazioni scomposte e a volte crudeli sui social. Alcuni commentatori l’hanno accusato di “imporre regole personali”, di “chiedere troppo” o addirittura di “non dover viaggiare affatto”.
Un passeggero con grave allergia alle arachidi chiede di non consumarle sul volo. La richiesta scatena polemiche, mostrando quanto le allergie siano ancora poco comprese.
Eppure, questa richiesta non è un capriccio. È una misura di prevenzione. È una richiesta di sopravvivenza.
Come allergologo, ho visto innumerevoli volte come una reazione allergica possa trasformarsi in un evento anafilattico in pochi minuti. E su un aereo, in un ambiente chiuso e lontano da qualsiasi struttura sanitaria, ogni minuto conta. L’adrenalina può salvare la vita, ma non è una garanzia. Prevenire è sempre la scelta migliore.
Quanto accaduto su quel volo non è solo un caso isolato. È il riflesso di una società che ancora fatica a comprendere la gravità delle allergie. E in Italia, questa mancanza di comprensione si traduce in un vuoto istituzionale che colpisce direttamente i pazienti allergici.
I LEA: cosa sono e perché sono importanti
In Italia, il Servizio Sanitario Nazionale garantisce a tutti i cittadini un insieme di prestazioni e interventi che vengono definiti “Livelli Essenziali di Assistenza” (LEA). Questi livelli rappresentano il minimo sindacale del diritto alla salute: ciò che ogni persona ha diritto di ricevere, ovunque si trovi nel Paese.
Oggi, l’unico problema allergico riconosciuto tra i LEA è l’asma grave. Tutte le altre patologie allergiche, comprese quelle a rischio anafilassi, non sono incluse. Questo significa che molti pazienti non hanno accesso a diagnosi tempestive, terapie adeguate, piani di emergenza personalizzati e strumenti come l’EpiPen, se non a pagamento o in maniera disomogenea.
Ma se un paziente ha una malattia autoimmune o cronica, ha diritto a cure e controlli gratuiti. Se ha una grave allergia, invece, spesso deve pagare di tasca propria. Questo non è solo incoerente: è pericoloso.
Perché includere le allergie nei LEA farebbe bene a tutti
Inserire le patologie allergiche ad evoluzione anafilattica tra i LEA porterebbe vantaggi concreti, non solo per i pazienti, ma per l’intero sistema sanitario.
Clinici : permetterebbe una gestione più uniforme e tempestiva delle reazioni allergiche, riducendo il rischio di errori diagnostici e terapeutici.
Socio-economici : si ridurrebbero i ricoveri d’urgenza, gli accessi impropri al Pronto Soccorso e i costi legati a terapie inadatte o inefficaci.
Epidemiologici : si migliorerebbe la registrazione e il monitoraggio delle allergie, permettendo di costruire una rete assistenziale più efficace e mirata.
Pensiamo a un bambino allergico agli alimenti: senza un piano di gestione riconosciuto, vive in uno stato di costante allerta, e la sua famiglia spende risorse economiche e psicologiche enormi. Con un piano riconosciuto e sostenuto dal Servizio Sanitario, potrebbe viaggiare, andare a scuola, mangiare fuori casa con tranquillità.
La strada da percorrere
L’esempio americano ci insegna che la battaglia per il riconoscimento delle allergie è ancora in corso. Ma in Italia, il problema non è solo culturale: è strutturale. Non possiamo aspettare che altri pazienti rischino la vita perché il loro problema non è “ufficialmente” considerato grave.
Chiedere di non mangiare arachidi su un aereo non è una pretesa. È una richiesta di vita. E garantire accesso alle cure per chi soffre di allergie non è un privilegio: è un diritto.
Come medici, come cittadini, come genitori, dobbiamo continuare a parlare. A sensibilizzare. A chiedere che le allergie entrino a far parte dei LEA. Perché la salute non è solo ciò che si vede. È anche ciò che si rischia di perdere, per una manciata di arachidi.
Tabella I: benefici dell’inserimento delle patologie allergiche a rischio anafilattico nei LEA
Clinico | Riduzione del rischio anafilattico, diagnosi più accurate, uso appropriato di EpiPen |
Assistenziale | Accesso uniforme a terapie, piani di emergenza e follow-up specialistico |
Socio-economico | Diminuzione dei ricoveri, accessi al Pronto Soccorso e costi impropri |
Epidemiologico | Monitoraggio migliore, prevenzione attiva, maggiore consapevolezza sociale |
Dr. Nicola Verna
Allergologo e fondatore di VernAllergy
Promotore di una maggiore sensibilizzazione e tutela per le persone con patologie allergiche
Riferimenti bibliografici
New York Post (2025). Airplane passenger’s life-saving allergy request sparks harsh backlash . https://nypost.com/2025/07/14/lifestyle/airplane-passengers-life-saving-allergy-request-sparks-harsh-backlash/
Shock anafilattico: in Italia ancora si muore, assicurare farmaci salvavita a tutti i pazienti a rischio - Pharmastar - giugno 2025.

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