Esofagite eosinofila: quando il cibo si blocca in gola

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Esofagite eosinofila: quando il cibo si blocca in gola
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Esofagite eosinofila: quando il cibo si blocca in gola

Disfagia, cibo che si ferma, pasti lunghissimi: cos'è l'esofagite eosinofila, come si diagnostica con endoscopia e biopsie, come si tratta in Italia.

Articolo pubblicato il 15 agosto 2025 e aggiornato a distanza di quasi un anno il 5 agosto 2026. L'aggiornamento riguarda il numero di biopsie raccomandate, l'indicazione pediatrica del dupilumab, le condizioni di rimborsabilità degli inibitori di pompa protonica, i dati sul ritardo diagnostico e la bibliografia.

Abstract (EN)

Eosinophilic esophagitis (EoE) is a chronic, immune-mediated inflammatory disease of the esophagus in which food antigens act as the main trigger. In adults it presents with dysphagia and food impaction, in children with vomiting, feeding difficulty and failure to thrive. Many adults adapt their eating behaviour rather than report symptoms, and the reported median delay between symptom onset and diagnosis ranges from three to eleven years. Diagnosis requires upper endoscopy with esophageal biopsies at multiple levels and at least 15 eosinophils per high power field, after other causes are excluded. Treatment options in Italy include proton pump inhibitors, swallowed topical corticosteroids, empiric elimination diets, dupilumab and endoscopic dilation. Symptom relief does not reliably indicate histologic remission.

Il sintomo che non ha un nome in famiglia

Questo articolo è dedicato a una sensazione che molti hanno provato senza saperla riconoscere: il cibo che non scende, che sembra fermarsi in gola. Un senso di appiccicamento, una difficoltà a deglutire che porta a bere tantissimo a ogni boccone o ad allungare i pasti all'infinito. In una parola sola i medici la chiamano disfagia. Se ti ci riconosci, potrebbe trattarsi di esofagite eosinofila.

Che cos'è l'esofagite eosinofila

L'esofagite eosinofila, in inglese eosinophilic esophagitis, abbreviata in EoE, è una malattia infiammatoria cronica dell'esofago guidata dal sistema immunitario. L'esofago è il condotto che porta il cibo dalla bocca allo stomaco: dovrebbe essere liscio e lasciare scivolare il boccone, e invece qui si infiamma. L'infiammazione è sostenuta da un accumulo anomalo di globuli bianchi chiamati eosinofili nella mucosa esofagea, e il fattore scatenante principale è l'ingestione di alimenti.

Non è una rarità da manuale. Negli Stati Uniti la prevalenza stimata arriva a circa 142 casi ogni 100.000 persone, cioè intorno a una persona su 700, ed è oggi la causa più frequente di blocco del cibo nell'esofago negli adulti. [Evidenza forte]

I sintomi, età per età

Negli adulti il segnale più comune è la sensazione che il cibo si blocchi, soprattutto quello solido, o che scenda a fatica. Chi ne soffre beve molto durante i pasti e mastica più del necessario. Possono comparire anche bruciore di stomaco, dolore al torace, nausea e vomito.

Nei bambini e nei lattanti il quadro è meno specifico e la diagnosi più difficile: vomito frequente, rifiuto del cibo, pasti lunghissimi, irritabilità durante l'alimentazione, e in alcuni casi uno scarso accrescimento. Anche qui possono comparire dolore addominale e bruciore.

Gli adattamenti che non sembrano sintomi

Il punto che sfugge quasi sempre è un altro: molti adulti si adattano senza accorgersene. Cambiano il modo di mangiare, e il disturbo si attenua mentre la malattia resta. Per questo, quando il medico chiede se hai difficoltà a deglutire, la risposta di chi si è adattato bene è no.

I comportamenti da riconoscere, raccolti nell'acronimo inglese IMPACT, sono sei:

        Imbibe fluids, bere liquidi: bere molto durante i pasti per aiutare il cibo a scendere, a volte con un sorso dopo ogni boccone.

        Modify foods, modificare gli alimenti: tagliare il cibo in pezzi piccolissimi o ridurlo in purea.

        Prolonged mealtimes, pasti prolungati: mangiare più lentamente degli altri ed essere sempre l'ultimo a tavola.

        Avoid certain textures, evitare certe consistenze: eliminare dalla dieta i cibi con una consistenza difficile.

        Chew excessively, masticare troppo: masticare molto più del necessario per rendere il boccone deglutibile.

        Turn away tablets, rifiutare le compresse: evitare o faticare a deglutire pastiglie e capsule.

Nessuno di questi gesti, preso da solo, è una diagnosi. Comparsi insieme e a un certo punto della vita, meritano una domanda in più.

Non tutto quello che si blocca è esofagite eosinofila

Sintomi simili possono dipendere da altre condizioni, e la più comune da distinguere è la malattia da reflusso gastroesofageo. Per porre diagnosi di esofagite eosinofila bisogna infatti escludere le altre cause di eosinofilia nell'esofago.

Una cosa è cambiata negli ultimi anni. In passato si usava una categoria intermedia, l'eosinofilia esofagea che risponde ai farmaci antiacido, e si chiedeva una prova con quei farmaci prima di fare diagnosi. Le linee guida più recenti l'hanno eliminata: quei pazienti somigliano troppo, per clinica e per profilo molecolare, a chi ha esofagite eosinofila.

C'è poi un legame che riguarda da vicino chi legge questo blog. L'esofagite eosinofila appartiene alla stessa famiglia infiammatoria di asma, rinite allergica e dermatite atopica, e chi ha già una di queste condizioni la incontra più spesso. Se stai già seguendo un percorso per un'allergia alimentare e compare una difficoltà a deglutire, è un'informazione da portare in visita.

La diagnosi: endoscopia e biopsie, senza scorciatoie

La diagnosi non può prescindere dall'esofagogastroduodenoscopia con biopsie esofagee. Non esiste un esame del sangue che la sostituisca.

Durante l'endoscopia il gastroenterologo può vedere segni suggestivi, che però non bastano da soli: solchi longitudinali, anelli concentrici che danno all'esofago un aspetto simile alla trachea, piccoli puntini biancastri. Un esofago di aspetto normale non esclude la malattia.

La conferma arriva dall'esame istologico. Poiché l'infiammazione è distribuita a chiazze, le linee guida americane più recenti raccomandano di prelevare almeno sei biopsie, da almeno due livelli diversi dell'esofago, e di contare gli eosinofili su tutti i campioni. La diagnosi si pone con almeno 15 eosinofili per campo microscopico ad alto ingrandimento. Anche con sintomi lievi o assenti, quel numero indica malattia attiva. [Evidenza forte]

Va detto anche il rovescio: i test allergologici tradizionali, prick test e IgE specifiche, non identificano in modo affidabile gli alimenti responsabili in questa malattia. Il criterio con cui si giudica che cosa un esame misuri davvero l'ho spiegato in quali test esistono per le intolleranze alimentari e cosa misurano, e vale anche qui.

Perché il monitoraggio non finisce quando stai meglio

È una malattia cronica, e chiede un controllo nel tempo. Qui sta la parte più contro-intuitiva: sentirsi meglio non significa che l'infiammazione sia spenta. I sintomi possono attenuarsi mentre la mucosa resta infiammata, e il danno si costruisce in silenzio.

Per questo le biopsie ripetute restano lo strumento di riferimento per valutare la risposta al trattamento. Nella letteratura recente, i pazienti seguiti da vicino, con meno di due anni tra un controllo e il successivo, mostrano meno complicanze rispetto a chi si perde per strada. [Evidenza moderata: studi osservazionali]

La ricerca sta lavorando a marcatori meno invasivi, come il test del filo esofageo o alcuni biomarcatori nel sangue, ma per ora non sostituiscono l'endoscopia nella pratica corrente. [Evidenza emergente]

Cosa succede se non viene trattata

Se l'infiammazione resta attiva, l'esofago va incontro a rimodellamento fibroso, cioè a un irrigidimento della parete che può portare a stenosi, veri restringimenti del canale. Le stenosi aumentano il rischio di impatto del bolo alimentare, la situazione in cui il cibo si blocca del tutto e serve un'endoscopia d'urgenza per rimuoverlo. In casi rari si arriva alla perforazione.

Il tempo qui pesa. Tra la comparsa dei primi sintomi e la diagnosi passano in media, a seconda delle casistiche, dai tre agli undici anni, e la durata della malattia si associa alla comparsa di stenosi. [Evidenza moderata: dati osservazionali]

Una cosa da sapere subito, prima di tutto il resto: se il cibo si blocca e non riesci a deglutire nemmeno la tua saliva, non è una situazione da gestire a casa. È pronto soccorso.

Le opzioni terapeutiche disponibili in Italia

L'obiettivo del trattamento è spegnere l'infiammazione e mantenerla spenta, non solo far passare il sintomo.

Inibitori di pompa protonica. Riducono la produzione di acido nello stomaco e hanno anche un effetto antinfiammatorio diretto sulla mucosa esofagea. Sono spesso usati come prima linea e inducono remissione in una parte dei pazienti. Un aspetto pratico che conviene conoscere: dal febbraio 2026 la prescrizione a carico del Servizio sanitario nazionale di questi farmaci segue la Nota AIFA N01, che elenca le condizioni rimborsabili e non comprende l'esofagite eosinofila da sola. Se ti viene proposto questo trattamento, chiedi al medico come è impostata la prescrizione nel tuo caso.

Corticosteroidi topici deglutiti. Agiscono direttamente sull'esofago riducendo l'infiammazione locale. La molecola più usata è la budesonide, disponibile in Italia in una formulazione orodispersibile pensata per aderire alla mucosa esofagea. La prescrizione è soggetta a ricetta limitativa e il trattamento va avviato da un gastroenterologo o da un medico esperto nella malattia. L'effetto indesiderato più frequente è la candidosi del cavo orale o dell'esofago, che si tratta senza necessariamente sospendere la terapia. Dose, durata e modalità di assunzione le stabilisce chi prescrive, e cambiano tra fase di induzione e fase di mantenimento.

Diete di eliminazione. I test allergologici non guidano bene la scelta degli alimenti, mentre le diete di eliminazione empirica hanno mostrato efficacia. La più nota è quella dei sei alimenti, ma esistono approcci meno restrittivi, a quattro alimenti o a un solo alimento, di solito il latte, con l'idea di partire dal meno restrittivo e salire solo se serve. Vanno impostate e seguite da un medico o da un dietista, mai iniziate da soli.

Dilatazione endoscopica. Serve quando la stenosi si è già formata, e allarga meccanicamente il tratto ristretto. Non cura l'infiammazione, quindi va sempre accompagnata da una terapia antinfiammatoria: chi risponde alla terapia antinfiammatoria ha bisogno di meno dilatazioni successive.

Farmaco biologico. Il dupilumab è a oggi l'unico biologico autorizzato in Italia per l'esofagite eosinofila. È un anticorpo monoclonale che blocca due proteine chiave dell'infiammazione di tipo 2, l'interleuchina 4 e l'interleuchina 13. Riduce l'infiammazione, migliora la disfagia e l'aspetto endoscopico dell'esofago, e aumenta la distensibilità dell'esofago. L'indicazione riguarda adulti, adolescenti e bambini a partire da un anno di età con un peso di almeno 15 kg, nei casi non controllati dalla terapia convenzionale, in chi non la tollera o in chi non ne è candidato. In Italia la rimborsabilità per la fascia pediatrica da 1 a 11 anni è stata riconosciuta a inizio 2026. La prescrizione richiede un piano terapeutico AIFA ed è riservata a centri e specialisti autorizzati, allergologo compreso.

Un vantaggio pratico: lo stesso farmaco è autorizzato anche per dermatite atopica, asma grave di tipo 2 e rinosinusite cronica con poliposi nasale, il che conta per chi ha più di una di queste condizioni.

Una nota su cosa i farmaci non fanno

Spegnere gli eosinofili non basta. I farmaci sviluppati per eliminarli in modo selettivo riducono il loro numero nell'esofago senza migliorare in modo convincente la disfagia, e questo ha cambiato il modo in cui la malattia viene interpretata: l'eosinofilo serve come indicatore per la diagnosi, ma non è l'unico responsabile del danno. Il bersaglio vero è l'infiammazione di tipo 2 nel suo insieme, insieme al rimodellamento della parete. [Evidenza forte per il dato degli studi, moderata per l'interpretazione]

Come vengono prescritti questi farmaci in Italia

Per la budesonide orodispersibile la prescrizione è soggetta a ricetta medica limitativa, e il trattamento deve essere iniziato da un gastroenterologo o da un medico esperto nella diagnosi e nel trattamento dell'esofagite eosinofila.

Per il dupilumab è richiesto un piano terapeutico AIFA. La prescrizione è riservata a centri ospedalieri o a specialisti: allergologi, gastroenterologi, pneumologi, dermatologi, otorinolaringoiatri, immunologi, pediatri o internisti.

Tabella. Esofagite eosinofila in sintesi

Cos'è

Infiammazione cronica dell'esofago con accumulo di eosinofili. Non è reflusso, ma si confonde con il reflusso. Spesso associata ad asma, rinite e dermatite atopica.

Sintomi negli adulti

Difficoltà a deglutire i solidi, cibo che si ferma, bisogno di bere per farlo scendere, pasti prolungati.

Adattamenti da riconoscere (IMPACT)

Imbibe fluids: bere a ogni boccone.

Modify foods: tagliare piccolo o ridurre in purea.

Prolonged mealtimes: essere sempre l'ultimo a tavola.

Avoid certain textures: eliminare certe consistenze.

Chew excessively: masticare molto più del necessario.

Turn away tablets: evitare compresse e pillole.

Sintomi nei bambini

Vomito frequente, difficoltà ad alimentarsi, pasti lunghissimi, scarso accrescimento.

Diagnosi

Endoscopia con almeno sei biopsie da almeno due livelli dell'esofago. Confermata con almeno 15 eosinofili per campo ad alto ingrandimento. Segni endoscopici: anelli, solchi, essudati.

Sintomi contro istologia

Stare meglio non significa essere in remissione. La risposta si valuta sulle biopsie, non solo su come ti senti.

Trattamenti in Italia

Inibitori di pompa protonica, corticosteroide topico deglutito, diete di eliminazione empirica, dupilumab, dilatazione endoscopica nelle stenosi.

Prescrizione

Budesonide orodispersibile: ricetta limitativa, avvio da specialista esperto. Dupilumab: piano terapeutico AIFA, centri e specialisti autorizzati.

Rischi se non trattata

Rimodellamento fibroso, stenosi, impatto del bolo alimentare, necessità di dilatazioni. La durata della malattia si associa alla comparsa di stenosi.

Quando è urgenza

Cibo bloccato e impossibilità di deglutire la saliva: pronto soccorso.

 

Cosa fare

        Se ti riconosci nei comportamenti di adattamento, annotali per una settimana prima della visita: quanto mastichi, quanti sorsi d'acqua, cosa hai smesso di ordinare.

        Segna gli episodi in cui il cibo si è fermato, anche quelli risolti da soli, con data e alimento.

        Se hai già fatto un'endoscopia, controlla sul referto se sono state eseguite biopsie esofagee e in quanti punti.

        Non iniziare diete di eliminazione da solo: rendono più difficile capire quale alimento conta davvero.

        Se il cibo si blocca e non riesci a deglutire la saliva, vai in pronto soccorso.

Disclaimer

Le informazioni contenute in questo articolo sono basate sulla linea guida dell'American College of Gastroenterology 2025, sul riassunto delle caratteristiche del prodotto approvato dall'Agenzia europea per i medicinali, sulla Nota AIFA N01, sulla letteratura citata in bibliografia e sull'esperienza clinica del Dr. Nicola Verna. Non sostituiscono il parere medico personalizzato. Dose, durata e modalità di assunzione delle terapie sono decise dal medico prescrittore. Per diagnosi e terapie, consultare il proprio specialista.

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Bibliografia

1. Dellon ES, Muir AB, Katzka DA, et al. ACG Clinical Guideline: Diagnosis and Management of Eosinophilic Esophagitis. Am J Gastroenterol, 2025;120(1):31-59. https://doi.org/10.14309/ajg.0000000000003194

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4. Ketchem CJ, Strauss Starling A. Insights into the natural history and disease course of eosinophilic esophagitis. Ann Allergy Asthma Immunol, 2025;135(2):155-61. https://doi.org/10.1016/j.anai.2025.03.019

5. Niess JH, Kaymak T. Eosinophilic Esophagitis Pathogenesis: All Clear? Inflamm Intest Dis, 2025;10(1):135-50. https://doi.org/10.1159/000546241

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