Il maggiore rischio di asma nelle donne che lavorano di notte: quando l’orologio biologico perde il ritmo

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Il maggiore rischio di asma nelle donne che lavorano di notte: quando l’orologio biologico perde il ritmo
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Il maggiore rischio di asma nelle donne che lavorano di notte: quando l’orologio biologico perde il ritmo

Le donne che lavorano di notte, in particolare se in menopausa e senza terapia ormonale sostitutiva, hanno un rischio maggiore di sviluppare asma moderato-severo. Lo studio su UK Biobank evidenzia l’impatto del ritmo circadiano alterato sulla salute respiratoria femminile.

Chi lavora di notte lo sa: non è solo questione di sonno. È il corpo stesso a ribellarsi, come un orologio biologico che, forzato a girare controcorrente, inizia a perdere colpi. Ma quando a subire questa dissonanza sono le donne – e in particolare quelle in menopausa non trattate con terapia ormonale sostitutiva (TOS) – il rischio non è solo di stanchezza cronica. Parliamo di asma. E di un legame sempre più evidente tra turni notturni, squilibrio ormonale e infiammazione delle vie aeree. La terapia ormonale sostitutiva per la menopausa è un trattamento medico che reintroduce ormoni (principalmente estrogeni, talvolta associati a progestinici) per alleviare i sintomi della menopausa causati dalla riduzione naturale degli estrogeni.

Sempre più donne lavorano di notte, ma a quale prezzo per la loro salute respiratoria? Un recente studio evidenzia un aumento significativo del rischio di asma, soprattutto tra le lavoratrici in post-menopausa non in terapia ormonale. Quando l’orologio biologico si scombina, anche i polmoni possono pagare le conseguenze.

Uno studio recentemente pubblicato su ERJ Open Research (Maidstone et al., 2025) ha indagato a fondo questo tema, analizzando i dati di oltre 280.000 partecipanti del UK Biobank (una delle più grandi e complete banche dati biomediche al mondo , nata nel Regno Unito con l’obiettivo di supportare la ricerca scientifica su malattie croniche e complesse come cancro, diabete, demenza, malattie cardiovascolari e respiratorie). I risultati sono chiari e, in certi casi, preoccupanti: le donne che lavorano regolarmente di notte mostrano un rischio significativamente maggiore di sviluppare forme moderate-severe di asma rispetto alle loro colleghe diurne. Un rischio che non si osserva, con la stessa intensità, negli uomini.

Ma non tutti i turni notturni si equivalgono. I più dannosi risultano essere quelli permanenti, in cui la lavoratrice è stabilmente assegnata alla fascia notturna, e quelli irregolari con inclusione di notti, che generano una continua alterazione del ritmo sonno-veglia. In questi scenari, il nostro sistema respiratorio – già regolato da cicli circadiani precisi – si trova in uno stato di infiammazione cronica, accentuato proprio dalla dissincronia circadiana.

Pensiamo ai polmoni come a strumenti di un'orchestra: ogni nota (cioè ogni processo fisiologico, dalla broncodilatazione alla secrezione mucosa) ha un suo tempo. Se il direttore d’orchestra – il nostro orologio biologico – impazzisce, il risultato è disarmonia. E nei soggetti predisposti, questa disarmonia si traduce in bronchite eosinofila, iperreattività bronchiale e crisi asmatiche notturne, le più difficili da controllare.

Il dato che più ha colpito la comunità scientifica riguarda però la vulnerabilità delle donne in post-menopausa che non assumono terapia ormonale sostitutiva. In questo sottogruppo, il rischio di sviluppare asma moderato-severo durante il lavoro notturno aumenta di quasi il doppio (OR: 1.89, CI 95%: 1.24-2.87), mentre nelle donne post-menopausa in terapia ormonale, il rischio tende ad annullarsi. Un risultato che si innesta perfettamente nel filone già esplorato su questo blog nel nostro articolo “Menopausa e Asma: rischio maggiore per chi va in pausa” (link all’articolo).

Come spiegare questo legame? Gli estrogeni non sono solo ormoni riproduttivi: agiscono come regolatori del ritmo circadiano, in particolare a livello delle cellule epiteliali polmonari. La loro assenza, combinata con il jet-lag permanente indotto dai turni notturni, sembra creare un terreno favorevole allo sviluppo e alla cronicizzazione dell’asma.

Le implicazioni pratiche di questi dati sono molteplici. In primo luogo, è necessario che le linee guida per la gestione dell’asma – oggi fortemente orientate ai fattori ambientali e farmacologici – inizino a considerare gli orari di lavoro come fattore di rischio modificabile. Una donna in menopausa che lavora di notte dovrebbe essere valutata non solo per i classici trigger allergici, ma anche per l’eventuale introduzione (o revisione) di una terapia ormonale sostitutiva personalizzata.

Ovviamente, non tutte le lavoratrici hanno la possibilità di rinunciare ai turni notturni. Per molte, è una necessità economica o un vincolo contrattuale.

Strategie per difendersi

Ecco perché diventa urgente promuovere politiche aziendali più inclusive: rotazioni più sostenibili, pause regolari, ambienti notturni più salubri e – soprattutto – la possibilità per le donne in menopausa di ricevere una consulenza multidisciplinare, che coinvolga allergologi, ginecologi e medici del lavoro.

Nel frattempo, alcune strategie pratiche possono aiutare le pazienti allergiche che non possono rinunciare al lavoro notturno.

Primo: monitorare regolarmente i sintomi, magari usando app che tracciano le variazioni notturne del respiro o della saturazione.

Secondo: mantenere una routine pre-sonno costante anche quando il “sonno” avviene di giorno.

Terzo: curare l’igiene del sonno (buio, silenzio, temperatura) e dello stress, vero acceleratore dell’infiammazione bronchiale. Infine, parlare apertamente con il proprio allergologo della possibilità di rivedere il piano terapeutico, adattandolo alla nuova esposizione cronobiologica.

In sintesi, il nostro orologio interno non è solo un metronomo: è un regolatore immunitario, respiratorio e infiammatorio. E quando lo costringiamo a girare al contrario, specie in un corpo che ha perso il supporto degli ormoni femminili, le conseguenze possono essere significative. L’asma non è più solo una questione di allergeni: è anche una questione di orari.

Per tutte le lavoratrici che ogni notte "sfidano" il proprio orologio biologico: ricordate che anche il tempo, se compreso e rispettato, può diventare un alleato nella prevenzione. Non trascurate i segnali del vostro corpo e, soprattutto, chiedete ascolto.

Dr. Nicola Verna, allergologo
Blog VernAllergy – https://blog.vernallergy.com

Fonti open-access consigliate per approfondire:

  • Maidstone RJ, et al. Increased risk of asthma in female night shift workers. ERJ Open Res. 2025. PDF Open Access

  • Arathimos R, et al. Sex hormones and asthma. Thorax. 2019 Jul;74(7):633-642. PMID: 30936389 – PubMed Central

  • WHO. Protecting workers’ health series No. 6 – Night Shift Work and Health (se disponibile). WHO IRIS

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