L'Allergia ai crostacei: comprendere la sensibilizzazione oltre l'evitamento

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L'Allergia ai crostacei: comprendere la sensibilizzazione oltre l'evitamento
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L'Allergia ai crostacei: comprendere la sensibilizzazione oltre l'evitamento

L'allergia ai crostacei, spesso grave e persistente, richiede diagnosi molecolare avanzata. La tropomiosina è l'allergene chiave nella cross-reattività con gli acari. Nuove immunoterapie (OIT, vaccini a DNA, peptidi) promettono tolleranza a lungo termine.

Quando il piatto preferito diventa un rischio quotidiano

Quante volte sentiamo dire che l'allergia ai crostacei è una condanna a vita, senza possibilità di remissione? Questa percezione, in gran parte vera, rende la gestione della quotidianità un campo minato, specialmente in un mondo dove il consumo di frutti di mare è in crescita a livello globale. L'allergia ai crostacei non è solo un problema di reazioni immediate – che variano da lievi sintomi orali, orticaria e vomito fino all'anafilassi potenzialmente fatale – ma è anche la principale causa di anafilassi alimentare in diverse regioni, in particolare in Asia e Australia. La sua natura spesso persistente, unita all'elevato rischio di reazioni gravi anche in caso di ingestione accidentale, sottolinea l'urgente necessità di strategie terapeutiche mirate che vadano oltre il semplice e oneroso regime di evitamento dietetico.

L'allergia ai crostacei è una delle reazioni avverse ai cibi più diffuse e clinicamente rilevanti a livello globale, spesso associata a sintomi gravi. Nonostante sia tradizionalmente vista come una condizione cronica e irreversibile, la ricerca sta svelando profili molecolari complessi che richiedono approcci diagnostici e terapeutici personalizzati. Comprendere la natura persistente e cross-reattiva di questa condizione è fondamentale per migliorare la qualità della vita dei pazienti e ridurre il rischio di anafilassi fatale.

1. Epidemiologia: variazioni regionali e sottostima diagnostica

L'allergia ai crostacei (inclusi gamberi, aragoste e granchi) è una delle "nove grandi" allergie alimentari e rappresenta una preoccupazione significativa per la salute pubblica.

Dati di Prevalenza e Rilevanza Clinica

La prevalenza globale varia notevolmente a seconda della metodologia diagnostica utilizzata. Una meta-analisi recente ha stimato che la prevalenza auto-riferita e sintomatica è dell'1,90%, mentre quella confermata tramite test di provocazione orale (OFC), il gold standard diagnostico, scende allo 0,50%. Questa discrepanza evidenzia il rischio di sovrastima basato solo sull'auto-segnalazione.

Geograficamente, l'allergia ai crostacei è più comune in alcune regioni. È una delle principali cause di allergia alimentare nei Paesi asiatici (come Taiwan, Thailandia, Hong Kong e Vietnam), dove il consumo di frutti di mare è elevato. Ad esempio, in Asia, la prevalenza per sensibilizzazione (SPT/sIgE) è stimata allo 1,36%, mentre in America è del 5,23%. Negli Stati Uniti, colpisce circa il 3% degli adulti, rendendola l'allergia alimentare più comune in questa fascia d'età.

L'allergia ai crostacei tende a svilupparsi in età avanzata rispetto ad altre allergie comuni come latte e uova e presenta bassi tassi di risoluzione, persistendo spesso per tutta la vita.

2. Differenze tassonomiche e rischio di cross-reattività

Il termine "frutti di mare" (shellfish) include due gruppi biologici distinti: gli Arthropoda (Crostacei) e i Mollusca (Molluschi).

Crostacei vs. Molluschi

I Crostacei (sottophylum Crustacea) includono gamberi, aragoste, granchi e krill, appartenenti all'ordine Decapoda. Questi organismi sono strettamente imparentati con gli aracnidi (come gli acari della polvere) e gli insetti (come gli scarafaggi). I gamberi sono le specie più frequentemente responsabili di reazioni allergiche.

I Molluschi (phylum Mollusca) includono cefalopodi (polpi, calamari), bivalvi (cozze, ostriche, vongole) e gasteropodi (lumache).

Rischio di reattività crociata

L'allergia ai crostacei è generalmente più comune di quella ai molluschi. La cross-reattività è molto forte all'interno del gruppo dei crostacei (ad esempio, tra gamberi, granchi e aragoste) a causa dell'alta identità amminoacidica (oltre il 95%) del loro allergene principale, la tropomiosina (TM). Di conseguenza, circa il 75% dei pazienti allergici a un tipo di crostaceo reagisce a più di uno.

Tra crostacei e molluschi, invece, la cross-reattività è meno pronunciata. La TM dei crostacei e quella dei molluschi hanno un'identità di sequenza amminoacidica inferiore, circa il 65%. Alcuni studi indicano che meno del 50% dei pazienti allergici ai crostacei reagisce ai molluschi. Sebbene i molluschi condividano la TM (con identità del 65-99% al loro interno), le TM dei molluschi mostrano una conservazione minima (meno del 20%) con gli epitopi IgE dei crostacei, risultando in una cross-reattività clinica limitata tra i due gruppi.

3. Gli allergeni chiave: Tropomiosina e il Roster Minore

Le reazioni allergiche mediate da IgE ai crostacei sono innescate da diverse proteine. La conoscenza molecolare di questi allergeni è fondamentale per la diagnosi e la progettazione di immunoterapie.

Tropomiosina (TM): il “pan-allergene” termostabile

La Tropomiosina (TM) è l'allergene principale (o major allergen) nei crostacei. Identificata per la prima volta nel 1981, è una proteina muscolare di circa 38 kDa, coinvolta nella contrazione muscolare, nota per essere termostabile e resistente alla digestione. La sua struttura a doppia elica alpha-helical coiled-coil le conferisce un'elevata stabilità fisiologica.

La TM è un pan-allergene degli invertebrati, trovandosi in specie come acari della polvere, scarafaggi e Anisakis simplex. Nei gamberi, TM (es. Pen a 1) è riconosciuta in passato da oltre l'85% dei pazienti allergici. Tuttavia, studi più recenti, soprattutto in popolazioni occidentali e asiatiche specifiche, hanno mostrato tassi di sensibilizzazione alla TM (Pen m 1) inferiori al 50% (ad esempio, 41% negli italiani e nei cinesi, 37% nei giapponesi).

Allergeni minori o secondari di rilevanza clinica

Oltre alla TM, altri allergeni sono stati identificati e registrati:

1.      Arginina Chinasi (AK, Pen m 2): un enzima di 38–41 kDa. A differenza della TM, l'AK è termolabile e volatile. Per la sua volatilità, è spesso ritenuta responsabile di sintomi respiratori e può agire come allergene occupazionale (ad esempio, nei lavoratori dell'industria del pesce). La sensibilizzazione all'AK è riportata in un intervallo dal 10% al 51% dei pazienti allergici ai gamberi.

2.      Proteina di Legame al Calcio Sarcoplasmatico (SCP, Pen m 4): proteina stabile e altamente resistente, di 20–25 kDa. Sebbene considerata un allergene minore, può essere clinicamente rilevante anche in assenza di sensibilizzazione alla TM. L'SCP è risultata più comune nei bambini (73%) rispetto agli adulti (10%), suggerendo un ruolo importante nella popolazione pediatrica.

3.      Catena Leggera della Miosina (MLC, Lit v 3): proteina di 17–20 kDa, resistente al calore.

4.      Emocianina (Hc): coinvolta nel trasporto di ossigeno negli invertebrati, sembra avere un ruolo importante nella cross-reattività con acari e scarafaggi.

4. Cross-reattività: il collegamento con acari e artropodi

La TM, grazie alla sua struttura altamente conservata, è il principale motore della cross-reattività allergica non solo tra le specie di crostacei, ma anche tra crostacei e altri invertebrati.

Acari della polvere e scarafaggi

La TM dei crostacei e quella degli acari della polvere (HDM, es. Dermatophagoides spp.) condividono un'alta omologia di sequenza amminoacidica (fino all'81% con i gamberi), così come con gli scarafaggi (82%).

Questa omologia molecolare spiega perché la sensibilizzazione agli acari della polvere può essere un fattore di rischio per lo sviluppo di allergia ai crostacei. Nei pazienti adulti, i segni e sintomi orofaringei (prurito alla gola e bocca) causati dai crostacei sono stati collegati alla cross-reattività con gli acari e la TM, definita come sindrome allergica orale acaro-crostacei. L'esposizione inalatoria alla TM è considerata il sensibilizzante primario per l'allergia ai crostacei.

Sensibilizzazione complessa: oltre la tropomiosina

Studi recenti in soggetti allergici ai crostacei che vivono in climi tropicali hanno rivelato profili di sensibilizzazione più complessi, che vanno oltre la TM. L'uso della diagnostica molecolare ha evidenziato che l'elevata reattività IgE è diretta non solo alla TM dei crostacei (Pen m 1) e degli acari (Der p 10, Blo t 10), ma anche a componenti non-tropomiosinici.

In particolare, è stata riscontrata una significativa co-sensibilizzazione (o cross-reattività) tra:

  • Arginina Chinasi (Pen m 2) dei crostacei e Der p 20 degli acari (con identità di sequenza superiore al 78%), sostenendo la cross-reattività molecolare tra le due.

  • Allergeni non-tropomiosinici degli acari come Lep d 2 (64,8% di reattività) e Der p 23 (61,1% di reattività).

Il Der p 23 è un allergene emergente e la sua sensibilizzazione è risultata particolarmente elevata nei soggetti allergici ai crostacei. Nei pazienti che avevano sperimentato anafilassi, la sensibilizzazione alla TM (63,6%), a Lep d 2 e a Der p 23 (entrambi 54,5%) era fortemente correlata con la reazione grave.

5. Le sfide della diagnosi di precisione

La diagnosi dell'allergia ai crostacei si basa su una storia clinica dettagliata, affiancata da test allergologici. L'obiettivo è superare l'ambiguità dei test convenzionali per evitare inutili restrizioni dietetiche.

Il percorso diagnostico standard e i suoi limiti

1.      Anamnesi clinica: Essenziale, deve includere dettagli come il tipo di crostaceo, il tempo di insorgenza dei sintomi (tipicamente entro due ore dall'ingestione per le reazioni IgE-mediate), la gravità, la tecnica di preparazione (crudo, cotto, bollito) e la coesistenza di condizioni allergiche come l'allergia agli acari della polvere.

2.      Test cutanei (SPT) e IgE specifice (sIgE): Sono i test di prima linea. Gli SPT, semplici e rapidi, possono essere eseguiti con estratti commerciali o freschi (prick-to-prick, PTP). Le sIgE quantificano la risposta immunitaria agli estratti totali.

o    Limiti: Questi metodi convenzionali indicano solo la sensibilizzazione, che non sempre è clinicamente rilevante. Gli SPT/sIgE mostrano spesso bassa specificità a causa dell'ampia cross-reattività (soprattutto con acari e scarafaggi) e soffrono della mancanza di standardizzazione degli estratti commerciali.

3.      Test di Provocazione Orale (OFC): la sfida alimentare in doppio cieco controllata con placebo (DBPCFC) rimane il gold standard per la conferma definitiva della diagnosi. Tuttavia, l'OFC è rischiosa (rischio di anafilassi), dispendiosa in termini di tempo e risorse, limitandone l'uso di routine. La dose stimata per scatenare reazioni nel 10% della popolazione allergica (ED10) per i gamberi è di 2,5 g di proteina, un valore relativamente alto rispetto ad altri allergeni (es. arachidi, latte), suggerendo che i gamberi hanno una soglia di reazione più alta.

Il ruolo dei test di secondo livello (CRD, BAT, EXiLE)

Per migliorare l'accuratezza diagnostica senza ricorrere all'OFC, soprattutto nei centri di secondo livello, si stanno diffondendo metodi in vitro funzionali e molecolari:

  • Diagnostica Componente-Risolta (CRD): misura le sIgE contro singole molecole allergeniche (es. TM rPen a 1). Il CRD offre maggiori informazioni sul profilo di sensibilizzazione e TM sIgE ha mostrato un'alta specificità nel prevedere la reattività clinica ai gamberi.

  • Test di Attivazione dei Basofili (BAT): un saggio funzionale in vitro che misura la percentuale di basofili attivati in risposta a un allergene (esprimendo marcatori come CD63/CD203). Il BAT è considerato un marcatore diagnostico più accurato rispetto a SPT e sIgE per l'allergia ai gamberi.

  • Test di Espressione Luciferasi Indotta dal Cross-linking IgE (EXiLE): un metodo relativamente nuovo, simile al BAT, che misura l'attività biologica del cross-linking IgE-allergene.

Sebbene BAT e EXiLE mostrino un potenziale diagnostico superiore, il loro utilizzo di routine è limitato da costi, riproducibilità e necessità di standardizzazione prima dell'implementazione clinica generalizzata. Il CRD, focalizzandosi prevalentemente sulla TM, ha ancora un repertorio limitato di allergeni di crostacei e molluschi studiati, necessitando un ampliamento per riflettere l'intera varietà globale.

6. La possibilità di remissione: un cambio di prospettiva

Tradizionalmente, l'allergia ai crostacei è considerata una condizione permanente. Tuttavia, evidenze recenti suggeriscono che, in un sottogruppo di pazienti, la tolleranza può svilupparsi nel tempo.

In uno studio prospettico condotto su una coorte di pazienti asiatici con allergia ai gamberi non-anafilattica, diagnosticata 10 anni prima tramite OFC, la risoluzione dell'allergia (RSA) è stata osservata nel 46% dei pazienti.

Questa risoluzione naturale è risultata associata a marcatori clinici specifici: i pazienti che hanno sviluppato tolleranza (RSA) presentavano un diametro medio del ponfo (MWD) del test cutaneo significativamente più piccolo rispetto ai pazienti con allergia persistente (PSA), sia al momento della diagnosi iniziale che al follow-up a 10 anni.

Questo è uno dei primi studi a dimostrare la risoluzione dell'allergia ai gamberi mediante sfide alimentari di follow-up, suggerendo che la sensibilizzazione IgE può diminuire con l'età. Tuttavia, è cruciale notare che lo studio ha escluso i pazienti con una storia di reazioni anafilattiche, il che significa che la tolleranza potrebbe essere più probabile nelle forme meno gravi.

7. Oltre l'evitamento: modificazioni e immunoterapie

Poiché l'evitamento rigoroso fallisce spesso (portando a ingestione accidentale) e le reazioni sono potenzialmente fatali, la ricerca si concentra sullo sviluppo di strategie attive per indurre tolleranza immunologica (desensibilizzazione).

7.1. Modificazioni fisiche e chimiche dell'allergenicità

La stabilità della TM al calore pone una sfida unica per la sicurezza alimentare. Mentre la digestione simulata può ridurre la reattività allergica dell'estratto di gambero, la TM è nota per resistere agli enzimi digestivi.

Tuttavia, alcuni processi possono alterare l'allergenicità:

  • Trattamento Termico Avanzato: il vapore ad alta pressione (high-pressure steaming) si è dimostrato più efficace di altre tecniche termiche nel ridurre l'allergenicità della TM nei crostacei. Trattamenti combinati, come la radiazione gamma unita al calore, hanno ridotto l'immunoreattività.

  • Glicazione: l'unione della TM con molecole di zucchero (glycation) ha mostrato il potenziale per ridurre l'allergenicità, specialmente utilizzando saccaridi di dimensioni minori. La glicazione riduce il rilascio di istamina, i livelli di IgE e sposta la risposta immunitaria verso i profili regolatori (Treg e Th1).

  • Idrolisi Enzimatica: enzimi come la transglutaminasi (TG) e la papaina possono alterare la struttura della TM, riducendone la capacità di legare le IgE e producendo ipoallergeni.

Queste tecniche sono promettenti per la creazione di alimenti “ipoallergenici”, riducendo il rischio di reazione. Tuttavia, alcuni studi mostrano risultati contrastanti; ad esempio, l'ebollizione dei gamberi può talvolta aumentare la reattività IgE, probabilmente preservando frammenti allergenici resistenti alla digestione.

7.2. Stato dell'Immunoterapia Allergene-Specifica (AIT)

L'AIT mira a modulare la risposta immunitaria, promuovendo i linfociti T regolatori (Treg) e stimolando la produzione di anticorpi bloccanti IgG4, sopprimendo al contempo l'attivazione IgE-mediata.

Immunoterapia Orale (OIT): nonostante le limitazioni legate agli effetti avversi, l'OIT ha mostrato potenziale. Trial clinici limitati hanno dimostrato che l'OIT per i gamberi è efficace e generalmente associata a eventi avversi lievi o moderati (principalmente gastrointestinali). La convinzione che i gamberi abbiano una soglia di reazione più alta rispetto ad altri allergeni (come le arachidi) può rendere l'OIT per i crostacei intrinsecamente più sicura.

Immunoterapia Sublinguale (SLIT): la SLIT (somministrazione di estratti sotto la lingua) è considerata un'alternativa più sicura rispetto all'OIT, sebbene possa essere meno efficace. Studi limitati hanno riportato che la SLIT con estratti di gamberi può portare a una riduzione significativa dei sintomi allergici e a un aumento dei livelli di IgG4.

Immunoterapia con Ipoallergeni e Peptidi: per migliorare la sicurezza dell'AIT, si sviluppano varianti allergeniche modificate.

  • Ipoallergeni: mutanti della TM come il VR9-1 hanno mostrato una riduzione notevole (90-98%) della potenza allergenica IgE pur mantenendo l'immunogenicità. Anche i varianti MEM49 e MED171 hanno mostrato reattività IgE ridotta e capacità di indurre anticorpi IgG bloccanti.

  • Peptide Immunotherapy (PIT): utilizza peptidi sintetici corti contenenti epitopi delle cellule T, riducendo la capacità di cross-linking IgE (quindi meno rischio di anafilassi) e inducendo tolleranza tramite i linfociti Treg/Th1.

Vaccini a DNA: questa strategia utilizza plasmidi di DNA che codificano per allergeni specifici (es. gli ipoallergeni TM MEM49 e MED171) per indurre una risposta immunitaria TH1-dominante. Nei modelli murini, questo ha portato a una riduzione delle risposte allergiche sistemiche e a un aumento dei linfociti Treg e della produzione di IgG2a. L'uso di estratti allergenici grezzi (SAE) nei modelli murini ha anche dimostrato l'induzione di una tolleranza immunologica prolungata, accompagnata dalla soppressione della produzione di citochine Th2 (come IL-4) e dall'aumento dei Treg (regolati da Foxp3 e IL-10), suggerendo un potenziale per un effetto curativo a lungo termine.

Terapie Biologiche (Anti-IgE): omalizumab (anticorpo monoclonale anti-IgE) è utilizzato per ridurre le reazioni allergiche e come adiuvante per facilitare l'OIT (accelerando l'aumento della dose e riducendo gli eventi avversi). Nuovi anticorpi monoclonali (es. linvoseltamab) sono in fase di studio per i loro effetti sinergici con altre terapie.

La maggior parte di queste terapie avanzate (ipoallergeni, vaccini a DNA, peptidi, coadiuvanti) è attualmente limitata a modelli animali e studi di prova di concetto. La mancanza di protocolli standardizzati e di dati completi sulla sicurezza a lungo termine in studi su larga scala ostacola la loro rapida traduzione nella pratica clinica.

8. Prospettive future: verso una gestione personalizzata

Il futuro della gestione dell'allergia ai crostacei è orientato verso la Medicina di Precisione.

Le direzioni future includono:

1.      Diagnostica di Precisione: integrazione dei test molecolari (CRD) e funzionali (BAT/EXiLE) per definire profili di sensibilizzazione individuali, distinguendo tra cross-reattività clinicamente rilevante e sensibilizzazione asintomatica.

2.      Terapie combinate: l'uso di AIT in combinazione con agenti biologici (anti-IgE, anti-IL4) o con modificatori del microbioma (probiotici) può aumentare la sicurezza e l'efficacia, soprattutto nei pazienti con allergie multiple o reazioni severe.

3.      Ottimizzazione dell'OIT: sono necessari protocolli standardizzati per l'OIT, che tengano conto del dosaggio ottimale e della durata del mantenimento, specialmente considerando le soglie di reazione relativamente più alte per i crostacei.

Nonostante i risultati promettenti, è fondamentale mantenere aspettative realistiche. L'ampia diversità degli allergeni dei crostacei e le variazioni regionali nella prevalenza dei diversi allergeni (non solo TM) rendono difficile lo sviluppo di un approccio terapeutico universale.

Conclusioni

L'allergia ai crostacei continua a rappresentare una delle sfide più significative nella pratica allergologica, data la sua potenziale gravità, la persistenza e il complesso panorama molecolare di sensibilizzazione. Attualmente, la gestione clinica si fonda sulla prevenzione rigorosa dell'esposizione e sulla pronta disponibilità di autoiniettori di adrenalina.

Sebbene la ricerca stia rivelando l'esistenza di percorsi di risoluzione naturale in alcuni pazienti non anafilattici (confermati da test di provocazione orale, un processo complesso e non di routine), il vero progresso clinico risiede nello sviluppo e nella convalida di strumenti diagnostici che consentano una stratificazione del rischio accurata.

La chiave per superare l'attuale dipendenza dal rischioso e oneroso Test di Provocazione Orale (OFC) è l'evoluzione verso la diagnostica di precisione. Metodiche come la Diagnostica Componente-Risolta (CRD), che analizza la sensibilizzazione a singole molecole allergeniche (come la Tropomiosina, TM, l'allergene pan-invertebrato chiave), e i test funzionali cellulari in vitro (come il Test di Attivazione dei Basofili, BAT, e l'EXiLE) stanno dimostrando una superiore accuratezza diagnostica rispetto ai test cutanei e ai livelli di IgE specifiche totali.

Questi strumenti avanzati sono essenziali non solo per distinguere la vera allergia dalla sensibilizzazione asintomatica o dalla cross-reattività con gli acari, ma anche per identificare con maggiore sicurezza i pazienti che potrebbero beneficiare delle emergenti strategie terapeutiche. Tali strategie includono l'Immunoterapia Allergene-Specifica (AIT) – specialmente l'Immunoterapia Orale (OIT), spesso coadiuvata da biologici, o l'uso di ipoallergeni ingegnerizzati (come i vaccini a DNA o i peptidi). La TM e i suoi derivati ipoallergenici rimangono un bersaglio cruciale per indurre tolleranza a lungo termine.

Il percorso verso una gestione meno restrittiva e più curativa dell'allergia ai crostacei è dunque legato alla validazione su larga scala e alla standardizzazione di questi test di secondo livello e dei protocolli di immunoterapia.

Il futuro dell'allergologia clinica per i crostacei si muove in modo coerente e rigoroso:

La ricerca non è più orientata solo all'evitamento, ma all'affinare la nostra comprensione molecolare e a dotare gli specialisti degli strumenti di precisione (CRD, BAT) necessari per una sicura stratificazione del rischio, aprendo la strada all'induzione attiva e personalizzata della tolleranza.

Questa evoluzione è l'obiettivo condiviso che permetterà in futuro di reintrodurre la libertà alimentare in modo sicuro.

Disclaimer: Le informazioni contenute in questo articolo sono basate esclusivamente sulle fonti scientifiche e hanno scopo divulgativo e informativo. Ogni decisione diagnostica o terapeutica deve essere presa in accodo con un allergologo qualificato.

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