Allergia al kiwi: quando è un fastidio e quando è un rischio

Categorie: Allergia alimentare
Tutti gli articoli
Allergia al kiwi: quando è un fastidio e quando è un rischio

Allergia al kiwi: quando è un fastidio e quando è un rischio

Sensibilizzazione al kiwi: cosa significa, perché lo stesso prurito può nascondere rischi diversi e cosa cercano gli esami delle IgE

Abstract (English). Kiwifruit allergy is a heterogeneous condition. A positive skin prick test or specific IgE result documents sensitization, which is distinct from clinical allergy, and identical oral itching can arise from quite different molecular profiles: pollen cross-reactivity (Act d 8, Act d 9), lipid transfer protein (Act d 10), latex-fruit syndrome, or primary sensitization to actinidin (Act d 1), the last independently linked to severe kiwifruit allergy in the EuroPrevall study. Systemic reactions seem more likely in patients without pollen allergy. Aimed at patients recently diagnosed with kiwi sensitization, the article describes what component-resolved diagnostics measure, why past mild oral symptoms are a poor gauge of future risk, and why management rests on the allergist's evaluation.

_________________

Nonna Franca (nome inventato, storia vera) è finita in pronto soccorso due volte nell'arco di ventiquattr'ore. Il responsabile era un frutto che conosceva benissimo.

Era la domenica del suo compleanno e non attendeva visite. I nipoti, ormai adulti, le hanno suonato alla porta senza avvisare. Avevano con sé il pranzo pronto e una torta gigantesca di crema e frutta, dove a dominare era il kiwi. Franca era felice.

Finito il pranzo, la prima reazione anafilattica e la prima corsa in ospedale. Il giorno seguente, a colazione, si è servita una fetta della torta rimasta. E in pronto soccorso ci è tornata.

Come mai quella seconda fetta? Franca era sicura che il kiwi fosse innocente. Lo conosceva bene: da un po' di tempo le faceva prudere forte la bocca, senza andare oltre. Un disturbo familiare, e secondo lei niente che potesse portarla in ospedale.

Secondo me contava anche un'altra cosa. La torta era il regalo dei nipoti per il compleanno. Dare la colpa al kiwi significava accettare che a guastarle la festa fosse stato un frutto di casa, che fino ad allora le aveva procurato soltanto un fastidio. Il mattino dopo, con quella fetta nel piatto, le pareva un'ipotesi impossibile.

Ho cambiato qualche dettaglio per tutelare la riservatezza, ma la storia la racconto perché mostra lo sbaglio più umano che si possa commettere con il kiwi: misurare il rischio di domani con i sintomi di ieri. Più avanti ci ritorno, perché quel prurito, letto con ciò che oggi conosciamo delle proteine del kiwi, cambia significato.

Se la visita da cui esci ti ha diagnosticato una sensibilizzazione al kiwi, è probabile che tu abbia anche una richiesta di esami del sangue. Qui ti spiego a che cosa servono.

Misurare il rischio di domani con i sintomi di ieri è lo sbaglio più umano.

Sensibilizzato al kiwi: cosa vuol dire

Allergia al kiwi: quando è un fastidio e quando è un rischio - immagine 1

Quando il prick test o le IgE specifiche risultano positivi, il messaggio è preciso: hai prodotto anticorpi IgE diretti contro almeno una proteina del kiwi. Si chiama sensibilizzazione. Di allergia si parla quando mangiare il kiwi provoca sintomi. Capita spesso di essere sensibilizzati senza aver mai avuto disturbi.

Per la diagnosi di allergia alimentare, le linee guida 2023 della European Academy of Allergy and Clinical Immunology (EAACI) partono dalla storia clinica; i test che documentano la sensibilizzazione vengono dopo. Il riferimento rimane il test di provocazione orale, in cui l'alimento si assume in modo controllato in un ambiente attrezzato. Preso da solo, un risultato positivo non fa diagnosi. L'ho spiegato parlando di perché l'ordine degli esami allergologici conta: tra le situazioni più frequenti in ambulatorio c'è chi ha eliminato kiwi, pesche e noci perché «sono usciti positivi», pur non avendoci mai reagito.

Un test positivo apre una domanda. A rispondere è la tua storia.

Le proteine del kiwi non hanno tutte lo stesso peso

Gli allergeni descritti nel kiwi sono tredici. Il sistema immunitario ne può riconoscere uno o diversi, e il rischio dipende in buona parte da quali. Ci sono quattro profili principali e un quinto ancora poco chiaro.

Il kiwi è uno, le allergie al kiwi sono tante.

Allergia al kiwi: quando è un fastidio e quando è un rischio - immagine 2

La strada dei pollini. Act d 8 assomiglia all'allergene principale del polline di betulla, mentre Act d 9 è una profilina, proteina diffusa in moltissimi pollini e vegetali. In questo caso il kiwi viene scambiato per qualcosa di simile e, di norma, la reazione non esce dalla bocca: si parla di sindrome allergica polline-alimento. EuroPrevall, lo studio europeo su 311 allergici al kiwi di 12 Paesi, ha trovato che nel Sud Europa prevaleva la sensibilizzazione alla profilina (31%) e alla LTP (22%).

La LTP. Act d 10 fa parte delle proteine di trasferimento dei lipidi, che resistono a calore e digestione: sono quelle della sindrome LTP, ben nota in Italia per la pesca. Nel kiwi ha il ruolo di allergene minore.

Il lattice. Una persona allergica al lattice della gomma può reagire anche a certi frutti, tra cui il kiwi. Si tratta della sindrome lattice-frutta, diventata più rara rispetto a vent'anni fa.

L'actinidina. Act d 1 è l'allergene maggiore del kiwi e da sola rappresenta circa metà delle proteine solubili del frutto, una su due. È anche la più preoccupante: in EuroPrevall la sensibilizzazione ad Act d 1 risultava legata in modo indipendente alle forme gravi. Uno studio spagnolo del 2004 su 43 pazienti ha trovato che uno su cinque non era allergico ai pollini, e che tutti questi avevano avuto reazioni sistemiche, estese cioè oltre la bocca. Il campione era piccolo, ma va nella stessa direzione dei lavori successivi (evidenza moderata).

I semi. Act d 12 e Act d 13 sono proteine di riserva dei semi del kiwi, con tratti di struttura in comune con l'arachide e la frutta a guscio. Quanto contino nella pratica clinica è ancora da capire, perché i dati scarseggiano (evidenza emergente).

Una domanda resta senza una buona risposta, e preferisco ammetterlo: quale peso abbia ciascun profilo tra i pazienti italiani. Gli studi disponibili trattano il Sud Europa come un blocco unico.

Cosa cercano gli esami delle componenti

Per separare questi profili si misurano le IgE rivolte alle singole proteine, con la cosiddetta diagnostica per componenti o molecolare. Non tutte si dosano nello stesso modo, e per il kiwi c'è un limite concreto: fra le componenti richiedibili singolarmente, i cataloghi dei principali sistemi di dosaggio riportano oggi soltanto Act d 8, quella legata ai pollini. Per l'actinidina e le altre servono i pannelli multiplex, che analizzano decine di componenti su un unico campione. La scelta degli esami spetta all'allergologo, in base alla tua storia.

In vista del prick test le avevo fatto una richiesta che le sarà sembrata bizzarra. Doveva passare dal fruttivendolo dietro l'angolo, comprare ogni frutto presente sulla torta e portarmelo, con un paio di guanti diverso per ciascuno e una busta nuova per ognuno. Le avevo pure suggerito di scusarsi prima con il fruttivendolo, al quale la scena poteva apparire altrettanto strana. Immagino che l'abbia presa per una mia stravaganza, quasi un rito, e che la sua diffidenza sia cresciuta anche per questo. Si tratta invece di una tecnica contemplata dagli standard europei del prick test e ritenuta affidabile per frutta e verdura. Il nome è prick-by-prick, o prick-to-prick: la lancetta entra prima nel frutto fresco e poi nella pelle. Si usa perché gli estratti commerciali di frutta perdono, durante la lavorazione, alcune delle proteine più delicate, che il frutto fresco invece mantiene (evidenza moderata). In uno studio olandese del 2024, uscito sulla rivista dell'EAACI, i ricercatori si rifornivano ogni settimana di frutta nel negozio di ortofrutta del quartiere, proprio come avevo chiesto a Franca. Guanti e buste separate rispondevano alle regole igieniche per la frutta in vendita e impedivano che un frutto contaminasse l'altro. Soprattutto, evitavano che residui di frutta le rimanessero sulle mani e finissero su bocca o occhi, dove in chi è allergico possono scatenare una reazione.

Gli altri frutti della torta sono risultati tutti negativi, così come gli altri ingredienti (latte, uova, farina di grano), provati con gli estratti commerciali. Il kiwi invece era positivo con l'estratto commerciale (due croci) e ancora più marcato con il frutto fresco (tre croci). Anche questa tecnica ha però un limite, che va dichiarato: è molto sensibile, ma può risultare positiva anche in chi il kiwi lo mangia tranquillamente, e quindi va sempre letta insieme alla storia clinica. In EuroPrevall il solo prick test aveva individuato un allergico al kiwi su cinque, il pannello di componenti circa due su tre. Per Franca ho chiesto il dosaggio delle componenti, e mentre scrivo l'esito non è ancora arrivato.

Il risultato, quando arriverà, aiuterà a orientarsi. Nel 2004 lo studio spagnolo non aveva collegato alcun profilo di riconoscimento al tipo di reazione; nel 2013 quello europeo, più ampio e condotto con proteine purificate, ha individuato il legame con l'actinidina. La molecola suggerisce una direzione, e per interpretarla serve la storia clinica. Vale lo stesso principio che ho spiegato per l'arachide nell'articolo sulla diagnosi molecolare del rischio di anafilassi: conta a cosa sei allergico, prima ancora di quanto.

Il prurito non misura il rischio

Allergia al kiwi: quando è un fastidio e quando è un rischio - immagine 3

Ritorno a nonna Franca. Quel prurito da kiwi, comparso da qualche tempo, era già allergia, arrivata a un'età in cui in tanti credono che di allergie non si debba più parlare. Un'allergia alimentare può invece cominciare anche da adulti e da anziani, come ho spiegato a proposito di allergia alimentare da adulto. Franca considerava quel prurito un soffitto: se fino a quel momento non lo aveva superato, non lo avrebbe superato mai. Lo sento dire spesso e capisco come ci si arrivi. Nella mia esperienza l'alimento che si mangia da anni è l'ultimo a finire sotto sospetto, e se c'è di mezzo una giornata speciale accettarlo è ancora più difficile. Eppure la gravità di una reazione non è fissa: dipende dalla proteina riconosciuta, da quanto se ne mangia e da fattori del momento come lo sforzo fisico, l'alcol o alcuni antinfiammatori, ben documentati nel caso della LTP.

Il prurito di ieri non dice quanto sarà forte la reazione di domani.

Il primo accesso in pronto soccorso era difficile da prevedere. Il secondo era evitabile. Dopo una reazione, quello che hai mangiato prima resta il primo sospettato finché l'allergologo non lo scagiona. Rimangiarlo a casa per capire se il colpevole fosse proprio lui è una prova da non fare.

Neppure il prick positivo l'ha persuasa fino in fondo. Ha lasciato l'ambulatorio con la ricetta dell'adrenalina autoiniettabile, e non so quanto fosse convinta di doversela portare dietro. Ai suoi occhi il kiwi rimaneva il frutto che dà prurito. Ma un autoiniettore funziona soltanto se è a portata di mano quando la reazione arriva, e viene prescritto proprio a chi ne ha già avuta una grave.

L'adrenalina rimasta a casa non salva nessuno.

Per chi ha in tasca la stessa prescrizione, le linee guida EAACI sull'anafilassi del 2021 indicano l'adrenalina come trattamento di prima scelta, da usare subito. Come è cambiata la gestione, e perché il piano va aggiornato nel tempo, lo trovi in anafilassi e adrenalina.

Un'informazione per i genitori. Secondo una revisione italiana del 2023 della Sapienza di Roma, i dati finora disponibili indicano reazioni gravi al kiwi più frequenti nei bambini che negli adulti, talvolta già alla prima assunzione nota.

Cosa vale per te

Per te valgono le indicazioni riportate nel tuo referto, comprese quelle su come comportarti con il kiwi mentre aspetti gli esami. A interpretare il tuo caso, risultati alla mano, è chi ti ha visitato.

Un quadro più completo dell'allergia alimentare è nel libro Allergie. Manuale per i pazienti, che trovi nella pagina dei libri consigliati.

Allergia al kiwi: quando è un fastidio e quando è un rischio - immagine 4

Domande frequenti

Se sono sensibilizzato al kiwi devo eliminarlo dalla dieta? Non è automatico. Spesso una sensibilizzazione senza sintomi non obbliga a togliere l'alimento, ma la scelta dipende dal tuo profilo e dalla tua storia. Fa fede il tuo referto.

Il kiwi giallo è più sicuro di quello verde? Secondo uno studio commissionato dall'agenzia britannica per la sicurezza alimentare (Food Standards Agency), anche il kiwi giallo è un allergene, e chi è allergico a quello tradizionale rischia di reagire pure a questo. Non è un'alternativa da sperimentare per conto proprio.

Se il kiwi è cotto, posso mangiarlo? Dipende dalla proteina coinvolta: alcune il calore le modifica, la LTP resiste. Fino a quando non sai quale riconosce il tuo sistema immunitario, a rispondere è l'allergologo.

Il kiwi mi dà solo prurito in bocca da anni. È pericoloso? Una risposta valida per tutti non esiste. Il prurito dice che una reazione c'è, non fin dove può spingersi. Parlane in visita, con gli esami in mano.

Cosa fare

  • Questa sera metti per iscritto la tua storia con il kiwi: come lo hai mangiato (fresco, in un dolce, in un succo, essiccato), quanto tempo dopo sono arrivati i sintomi, dove (solo bocca, oppure anche pelle, respiro, pancia) e cosa avevi fatto prima (sport, alcol, farmaci). Alla visita di controllo porta il foglio insieme al referto delle IgE.

  • Un cibo che ti ha dato una reazione non va riprovato per controllare.

  • Mentre aspetti gli esami, attieniti a quanto scritto nel referto.

  • Se hai un'allergia al lattice o ai pollini, dillo all'allergologo quando gli porti i risultati: serve a interpretarli.

Le informazioni contenute in questo articolo sono basate sulle fonti scientifiche citate in bibliografia e sull'esperienza clinica del Dr. Verna. Non sostituiscono il parere medico personalizzato. Per diagnosi e terapie, consultare il proprio specialista.

Nota sull'uso dell'intelligenza artificiale. La sostanza di questo articolo, cioè le affermazioni cliniche, l'interpretazione dei dati e le conclusioni, è interamente mia. Per la forma del testo e per le immagini mi sono avvalso di strumenti di intelligenza artificiale, rispettivamente Claude di Anthropic e Gemini di Google: strumenti che mi permettono di offrirti un contenuto curato in tempi compatibili con la pratica clinica quotidiana. Ogni articolo è riletto, verificato e approvato da me, che mi assumo per intero la responsabilità di quanto scritto.

VernAllergy, se lo sai ti curi meglio.

Bibliografia

  1. Le TM, Bublin M, Breiteneder H, et al. Kiwifruit allergy across Europe: clinical manifestation and IgE recognition patterns to kiwifruit allergens. J Allergy Clin Immunol. 2013;131(1):164-171. https://doi.org/10.1016/j.jaci.2012.09.009

  2. Bringheli I, Brindisi G, Morelli R, et al. Kiwifruit's Allergy in Children: What Do We Know? Nutrients. 2023;15(13):3030. https://pmc.ncbi.nlm.nih.gov/articles/PMC10346195/

  3. Alemán A, Sastre J, Quirce S, et al. Allergy to kiwi: a double-blind, placebo-controlled food challenge study in patients from a birch-free area. J Allergy Clin Immunol. 2004;113(3):543-550. https://doi.org/10.1016/j.jaci.2003.11.043

  4. Santos AF, Riggioni C, Agache I, et al. EAACI guidelines on the diagnosis of IgE-mediated food allergy. Allergy. 2023;78(12):3057-3076. https://doi.org/10.1111/all.15902

  5. Muraro A, Worm M, Alviani C, et al. EAACI guidelines: Anaphylaxis (2021 update). Allergy. 2022;77(2):357-377. https://doi.org/10.1111/all.15032

  6. Heinzerling L, Mari A, Bergmann KC, et al. The skin prick test - European standards. Clin Transl Allergy. 2013;3:3. https://doi.org/10.1186/2045-7022-3-3.

  7. Terlouw S, van Boven FE, Borsboom-van Zonneveld M, et al. Comparison of skin prick test and prick-to-prick test with fruits and vegetables in the diagnosis of food allergy. Clin Transl Allergy. 2024;14(7):e12375. https://doi.org/10.1002/clt2.12375.

  8. Food Standards Agency, Factors influencing susceptibility to and characteristics of kiwi fruit allergy, research report. https://www.food.gov.uk/sites/default/files/media/document/research-report-susceptability-kiwi-allergy_0.pdf

Potrebbe interessarti anche

0 Commenti

    Scrivi un commento